Nulla, solo la notte

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Sono tra i tanti che ritengono Stoner un capolavoro, per cui non potevo davvero esimermi dal leggere questo libro. Bisogna subito fare dei distinguo: quello più banale, che ogni opera di un artista è una storia a sé; quello più adeguato, che Nulla, solo la notte è un'opera giovanile, scritta quando Williams aveva circa venti anni. Ne conseguono tutti i limiti e tutti gli spunti interessanti del caso.
Il paragone con Stoner, però, non sussiste. Questo libro non è un capolavoro, ma una lettura piacevole senza dubbio, tra le cui righe si scorgono bagliori di quel genio che esploderà definitivamente con Stoner. Non mancano i passaggi ingenui, figli di quella leggerezza che caratterizza ogni ventenne del mondo, seppur mitigati, contenuti all'interno del recinto di realismo attraverso il quale Williams guarda il mondo.
I personaggi dell'autore americano hanno sempre una macchia, una debolezza con cui cercano di convivere, sperimentando tutta la difficoltà di affrontare i propri dèmoni. Arthur, il protagonista, appartiene senza dubbio a questa categoria e cammina spaurito, barcollando, lungo il sentiero della vita. Paga colpe non sue (come tutti del resto) che lo condizionano fino a trasformarlo in qualcosa che non sarebbe mai diventato (forse).
Il momento della rivelazione non coincide, come si potrebbe sperare, con quello della liberazione, ma piuttosto con la fine della speranza, con la rassegnazione alla solitudine.
Da leggere.