In their eyes

Capita raramente, nel 2014, di rimanere scioccati. Vediamo e sentiamo di tutto e tutto ci scivola addosso con leggerezza, al massimo provocando un breve e (nemmeno troppo) fastidioso prurito.
Succede poi che una mattina ti imbatti in una galleria fotografica (http://www.msnbc.com/msnbc/syrian-refugees-turkey) e, in particolare, in questa foto:

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L'intensità è sconvolgente, senti lo stomaco attorcigliarsi, ti commuovi un po'. Allo stesso tempo ti rallegri, perché c'è ancora qualcosa che ti scuote dal torpore, qualcosa che ti ricorda di avere un'anima sensibile nascosta da qualche parte. Troppo spesso, direi quotidianamente, dobbiamo limitare la nostra sensibilità per correre dietro al mondo che abbiamo costruito, un bolide ormai fuori controllo; così celiamo la nostra anima, più per proteggerla che per nasconderla, nella speranza che riesca a preservare un minimo di capacità di aprirsi ai sentimenti.
Ed ecco, improvvisamente, gli occhi di questi due bambini riescono a scovare il nostro io sensibile, a scuoterlo dal torpore, a sussurargli che in molti, troppi, luoghi del mondo, ci sarebbe bisogno di lui.
Ti trovi a fissare quegli occhi persi nell'infinito, alla ricerca di una serenità che pare impossibile, increduli di fronte alla crudeltà che un bambino non dovrebbe mai conoscere.
Vorresti tender loro la mano, tirarli fuori da quell'inferno, aiutarli. E pensi, non puoi farne proprio a meno, a quei coglioni *(come altro definirli) che sbraitano contro gli immigrati, che vorrebbero abbattere le navi cariche di disperati che scappano dalle guerre e che vengono semplicisticamente etichettati come clandestini.
Li senti tirar fuori la solita frase "aiutiamoli a casa loro" senza sapere dove si trova questa casa, in che condizioni è, se è ancora in piedi. Questi ignoranti trogloditi (e sì, sempre *
coglioni
) che non saprebbero indicare su una cartina la Siria (tanto per fare un esempio) e che di sicuro non hanno la minima idea di come si sia giunti a costruire l'attuale Medio Oriente, propongono l'uso dei fucili, dei cannoni, dei missili e chi più ne ha più ne metta, contro barconi che trasportano bambini come questi. E, tra l'altro, non sanno nemmeno che la maggioranza dei clandestini arriva in aereo.
Vorrei tanto poter barattare un Salvini con questi due bambini, purtroppo non è possibile. Allora continuo a fremere di rabbia, a fissare quegli occhi che cercano la dignità che dovrebbe essere un diritto per ogni essere umano, a tendere la mano verso il video per fare una carezza ai bambini e a maledire il mondo che, bastardo, mi richiama ai miei compiti.

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