Noi, uomini veri

Lo scaricabarile dei calciatori italiani, al solito, è iniziato subito dopo la partita con l'Uruguay. Chiellini ha provato a buttare la croce sull'arbitro, ma visto che stavolta l'espediente preferito da tutti gli uomini di calcio italiani non ha funzionato, i compagni, i senatori, hanno deciso di attaccare pubblicamente Balotelli, in modo da indirizzare su di lui tutte le critiche e consentire agli altri di passare delle spensierate vacanze.
Inizia Buffon:
Ci vuole serenità di giudizio e correttezza, onestà da parte di tutti perché spesso sentiamo parlare di ricambi, di gente vecchia, e poi alla fine a tirare la carretta sono sempre i Barzagli, Buffon, Chiellini, De Rossi e Pirlo. Ci vuole un po’ di rispetto, premiando e dando meriti giusti a chi si guadagna sul campo ciò, e non per sentito dire. Perché poi in campo bisogna fare, non altro.
Non si capisce di quale carretta parli Buffon, visto che la squadra è rimasta ben ferma per due partite su tre. Forse la carretta è questa:

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Se il massimo impegno profuso dai senatori ha portato a quello che abbiamo visto, è ora che questi appendano le scarpe al chiodo. I meriti faccio fatica a trovarli, di ricambi ne ho visti pochi, se non Darmian, che è uno dei pochi a salvarsi. Parliamo ancora dei meriti (fortuna sfacciata, rigore regalato contro l'Australia al termine di una partita insulsa) del 2006?

Segue De Rossi:

Non dobbiamo cercare alibi anche se ci sono state certamente delle componenti che hanno condizionato il risultato contro l’Uruguay. Dobbiamo ricordarci bene tutto però, e ripartire da uomini veri, non dalle figurine o dai personaggi. Questi non servono alla Nazionale. Le parole di Buffon? Le sottoscrivo in pieno e non perché mi ha messo tra quelli della vecchia guardia: noi incarniamo lo spirito giusto e noi ci mettiamo sempre la faccia. Chi non ha la stessa passione e lo stesso impegno può restare a casa.
De Rossi ci prova, citando delle componenti non meglio identificate che avrebbero condizionato la partita: il solito e gettonatissimo caldo? L'arbitro che, ad essere sinceri, forse non assegna un rigore in favore dell'Uruguay? O forse il problema dei calciatori sono le tifose provocanti in tribuna? Cazzo mister, faccia espellere quella bionda in tribuna, ha visto che tette che ha?
Il centrocampista passa poi al duro monito, bisogna ricordarsi tutto e ripartire. Se si riferisce alla figuraccia appena fatta, evidentemente ha già dimenticato le oscene prestazioni di Sudafrica 2010, memoria corta. Tranquillo Daniele, il tempo di arrivare in Italia, scendere dall'aereo, sdraiarti al sole e avrai dimenticato anche questo mondiale, in cui per inciso hai giocato due partite da 4 in pagella.
Sullo spirito giusto incarnato dai senatori ribadisco quanto detto prima: se questo è il massimo che possono fare, a livello tecnico e caratteriale (o spirituale) cambiassero sport. Le bocce vanno di moda in questo momento. Mister, le bocce della bionda? NO!
Arriviamo infine alle figurine, ai personaggi. Ricordo che De Rossi è questo:

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I tatuaggi da mentecatto che si è fatto fare fanno di lui una figurina oscena. Una figurina che all'età di Balotelli decise di tentare di farci eliminare dal mondiale 2006 con questo gesto da vero uomo:

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Uomini così non ne fanno più, d'altronde lui è cresciuto all'ombra del grande uomo Totti, che, tra le tante vaccate fatte in carriera, ricorderemo sempre per lo sputo a Poulsen e il calcio in testa proprio a Balotelli.

In queste dichiarazioni di Buffon e De Rossi ci sono due aspetti contrastanti: la stupidità e la furbizia.
Stupidità perché era inutile buttare la croce su Balotelli, giornalisti e opinione pubblica lo avrebbero fatto comunque, lasciando stare i senatori.
La furbizia risiede nel fatto che, apparentemente, loro si assumono delle responsabilità per la figuraccia, mentre in realtà se ne lavano completamente le mani. Nessuno dei due dice ho sbagliato sul gol preso con Costa Rica, né ho giocato due partite indecorose, poi per fortuna mi sono fatto male. Noi veri uomini siamo fragili.
Il vero uomo Buffon, quello che lascia a casa moglie e figli per andare a trombare con la D'Amico, lui sì è un maestro di vita, un esempio dentro e fuori dal campo. Davvero.

Andate a lavorare.

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Sempre in attesa di un miracolo

Il giorno dopo è sempre il più divertente, oggi non fa eccezioni. L'Italia è fuori dal mondiale, tutti sparano sentenze, fioccano i "lo dicevo io", si parla degli assenti ecc. ecc. Fondamentalmente, dell'eliminazione mi interessa poco: il calcio ormai lo guardo poco e con distacco, il mondiale è un evento che uso come scusa per passare un po' di tempo con gli amici, bere una birra e sparare le sentenze di cui sopra.
Il mondo del pallone è malato da decenni, sopraffatto dalle regole del mercato, del denaro e del conseguente malaffare. Ragion per cui la prima sentenza: con tutti i soldi che guadagnano, non ha ragion d'essere. Le regole del mercato sono queste, se sei in un settore che muove soldi (più sporchi che puliti) guadagni soldi che non meriti. Amen.
Per fortuna, al contrario del 2002, in pochi se la prendono con l'arbitro. Ci provano Prandelli e Chiellini, ma questa volta non gli vanno dietro i giornalisti e, soprattutto, il popolo dei social network, che dei presunti errori arbitrali se ne frega altamente. Dare la colpa agli altri stavolta non funziona, e in questi casi noi italiani andiamo nel panico, incapaci di assumerci le nostre responsabilità. Le dimissioni di Prandelli e Abete non sono una assunzione di responsabilità, sembrano più un atto dovuto, addirittura una liberazione, tanto che da quel momento in poi si scatena un tutti contro tutti patetico e grottesco.
D'altronde, se in due partite non fai un tiro in porta, non è colpa dell'arbitro. Se inizi a giocare soltanto a dieci minuti dalla fine, sull'onda della disperazione (calcistica s'intende), non è colpa dell'arbitro. Le lunghe passeggiate degli azzurri resteranno il simbolo di questo mondiale, atleti che non corrono, ventenni con i crampi, tipica contraddizione italiana. Come tipicamente italiana è la rassegnazione che i calciatori hanno messo in evidenza, anche questa simbolo del Paese di oggi.
La sentenza delle sentenze, manco a dirlo, è quella contro Balotelli. In questa mi ci metto anche io, ma lo faccio per la delusione che provo dopo averlo sostenuto per anni, illudendomi che potesse diventare il campione che dovrebbe essere. Ha tutto per spiccare, ma evidentemente non ne ha la voglia e il carattere, farà una carriera da giocatore come tanti, si riempirà le tasche di soldi (con cui manterrà i 200 figli che lascerà in giro) e niente di più. Contento lui, contenti tutti.
Ma affermare che la causa dell'eliminazione sia soltanto lui appartiene a quel giochetto di cui si parlava prima, ovvero scaricare la colpa su un capro espiatorio. Non può essere l'arbitro? Accenniamo al caldo, ma quando capiamo che anche questa soluzione è poco praticabile (in fondo sono secoli che la meniamo con il Paese del Sole) allora è colpa di Mario. E qui si incontra la solidarietà dei giornalisti e degli utenti dei social network.
Se in giro ci fosse un po' di gente disposta a fare autocritica, si potrebbe facilmente arrivare ad esaminare la disfatta con calma e distribuire le responsabilità tra tutti: i giocatori, tutti sottotono, esclusi forse uno o due. I preparatori atletici, che non hanno preparato un bel niente, Prandelli in stato confusionale (ma che rimane un ottimo allenatore a mio parere), i dirigenti federali (che ancora non capisco bene che ruolo abbiano) e i giornalisti che continuano nel doppio gioco: osannare questi tizi per poi massacrarli alla prima difficoltà.
La sconfitta fa parte dello sport e della vita, ma deve esserci dignità nel perdere, bisogna mettersi alla prova, non rinunciare in partenza. Stare fermi in mezzo al campo è offensivo nei confronti di chi, quotidianamente, prova con tutte le sue forze a vincere partite ben più importanti.
Stare fermi ad aspettare che piova un miracolo dal cielo è tipicamente italiano. E non funziona.