Viale dei gianti

Viale_dei_Giganti_Marc_Dugain_Narrativa_Isbn_Edizioni_...

Un libro che ci ricorda che la lettura può essere entusiasmante. Credo sia la miglior definizione che si possa dare di Viale dei giganti, opera che rasenta la perfezione: la costruzione del protagonista, Al, è minuziosa, psicologicamente molto accurata, empatica. Il contesto familiare, sociale e culturale in cui Al nasce, cresce e vive, è altrettanto ben delineato e, aspetto fondamentale, contestualizza con precisione la vicenda, o sarebbe meglio dire le peripezie, del protagonista.
Dugain ci conduce per mano in un viaggio attraverso la malattia, mostrandoci come questa possa celarsi dietro una normalità anche piuttosto banale. L'ennesima, ma sempre utile dimostrazione, che l'uomo non è monotematico, che ognuno di noi non è definibile attraverso squallide definizioni tipo buono, cattivo, normale, pazzo. Ogni uomo è un universo, ormai avremmo dovuto capirlo, all'interno del quale la vita scorre imprevedibile.
Ma ognuno di noi, piaccia o no, è anche frutto del contesto in cui cresce, e quello di Al è talmente opprimente e deprimente, così privo di amore che non può far altro che generare un uomo dalle mille contraddizioni, che alla fine ti ritrovi, se non ad amare, almeno a comprendere profondamente.
Così il mostro, quello che spesso ancora oggi i media inseguono nei casi di delitti efferati, non esiste come entità assoluta, quasi aliena rispetto al mondo.
La storia di Al è anche, se non soprattutto, una critica non troppo velata alla società, incapace di tutelare i più deboli ma perfettamente in grado di punirli e abbandonarli, quasi in contemporanea. Una critica che assume toni ancor più feroci poiché Al, che avrebbe bisogno di affetto e attenzioni, si muove negli anni dei figli dei fiori, promotori di un amore che, agli occhi del protagonista, è soltanto un modo per rimediare un po' di sesso gratis e vivere ai margini (visti trenta anni dopo mi sentirei anche di condividere).
Detto del protagonista, non posso non aggiungere che anche i personaggi secondari si muovono ottimamante sullo sfondo, caratterizzando in maniera eccezionale il contesto sociale di cui sopra. A voler cercare il pelo nell'uovo, soltanto la madre di Al lascia qualche dubbio: forse troppo monodimensionale, assume il ruolo del cattivo da fiaba, appiattendosi un po' su una visione convenzionale dell'essere umano. I blandi tentativi di caratterizzarla meglio finiscono per non riuscire, ed è un peccato.
Ciò non toglie che Viale dei giganti sia da leggere assolutamente, possibilmente riflettendo bene sulla storia di Al.

Annunci

Panopticon

PANOPTICONPanopticon è un libro difficile da recensire, colpa di un finale che ne risolleva parzialmente le sorti ma non può, ovviamente, salvare l’opera nel suo complesso.

La storia, come sempre molto in breve, è quella di una adolescente (Anais) che non ha mai avuto una famiglia propria, per cui ha vissuto tra famiglie affidatarie, riformatori e case famiglia. La mancanza di radici porta la giovane a credere di essere frutto di un esperimento, a credersi una sorta di topo da laboratorio.

Noi la incontriamo nel momento in cui viene affidata al Panopticon, la struttura che ospita altri giovani nelle stesse condizioni. Ora, la storia della ragazza dalla vita difficile è potenzialmente interessante e nemmeno troppo difficile da sviluppare; in realtà per quasi trecento pagine la narrazione scorre piuttosto piatta, incapace di creare la benché minima empatia con la protagonista: non basta metterle in bocca molte parolacce (che ci stanno tutte, intendiamoci, anzi la cosa strana sono le intuizioni e le espressioni che Anais a volte tira fuori dal cilindro, palesemente in contrasto con il personaggio) e raccontare qualche evento della sua vita per farci immedesimare. Chi scrive dovrebbe farci vivere il tormento e le difficoltà della ragazza, ma non riesce nell’impresa fino alla straziante e splendida parte finale, circa cento pagine davvero ben riuscite.

Intendiamoci, oltre al finale ci sono altri aspetti ben riusciti: la caratterizzazione dei personaggi, anche se finiscono con il somigliarsi tutti, è molto credibile e denota la conoscenza di certi ambienti. I dialoghi sono costruiti bene e la lettura scorre sempre fluida. Quel che manca, per lunghi tratti, è il coinvolgimento emotivo.

In conclusione, un libro su cui non buttarsi a capofitto ma da prendere in considerazione.