Noi, uomini veri

Lo scaricabarile dei calciatori italiani, al solito, è iniziato subito dopo la partita con l'Uruguay. Chiellini ha provato a buttare la croce sull'arbitro, ma visto che stavolta l'espediente preferito da tutti gli uomini di calcio italiani non ha funzionato, i compagni, i senatori, hanno deciso di attaccare pubblicamente Balotelli, in modo da indirizzare su di lui tutte le critiche e consentire agli altri di passare delle spensierate vacanze.
Inizia Buffon:
Ci vuole serenità di giudizio e correttezza, onestà da parte di tutti perché spesso sentiamo parlare di ricambi, di gente vecchia, e poi alla fine a tirare la carretta sono sempre i Barzagli, Buffon, Chiellini, De Rossi e Pirlo. Ci vuole un po’ di rispetto, premiando e dando meriti giusti a chi si guadagna sul campo ciò, e non per sentito dire. Perché poi in campo bisogna fare, non altro.
Non si capisce di quale carretta parli Buffon, visto che la squadra è rimasta ben ferma per due partite su tre. Forse la carretta è questa:

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Se il massimo impegno profuso dai senatori ha portato a quello che abbiamo visto, è ora che questi appendano le scarpe al chiodo. I meriti faccio fatica a trovarli, di ricambi ne ho visti pochi, se non Darmian, che è uno dei pochi a salvarsi. Parliamo ancora dei meriti (fortuna sfacciata, rigore regalato contro l'Australia al termine di una partita insulsa) del 2006?

Segue De Rossi:

Non dobbiamo cercare alibi anche se ci sono state certamente delle componenti che hanno condizionato il risultato contro l’Uruguay. Dobbiamo ricordarci bene tutto però, e ripartire da uomini veri, non dalle figurine o dai personaggi. Questi non servono alla Nazionale. Le parole di Buffon? Le sottoscrivo in pieno e non perché mi ha messo tra quelli della vecchia guardia: noi incarniamo lo spirito giusto e noi ci mettiamo sempre la faccia. Chi non ha la stessa passione e lo stesso impegno può restare a casa.
De Rossi ci prova, citando delle componenti non meglio identificate che avrebbero condizionato la partita: il solito e gettonatissimo caldo? L'arbitro che, ad essere sinceri, forse non assegna un rigore in favore dell'Uruguay? O forse il problema dei calciatori sono le tifose provocanti in tribuna? Cazzo mister, faccia espellere quella bionda in tribuna, ha visto che tette che ha?
Il centrocampista passa poi al duro monito, bisogna ricordarsi tutto e ripartire. Se si riferisce alla figuraccia appena fatta, evidentemente ha già dimenticato le oscene prestazioni di Sudafrica 2010, memoria corta. Tranquillo Daniele, il tempo di arrivare in Italia, scendere dall'aereo, sdraiarti al sole e avrai dimenticato anche questo mondiale, in cui per inciso hai giocato due partite da 4 in pagella.
Sullo spirito giusto incarnato dai senatori ribadisco quanto detto prima: se questo è il massimo che possono fare, a livello tecnico e caratteriale (o spirituale) cambiassero sport. Le bocce vanno di moda in questo momento. Mister, le bocce della bionda? NO!
Arriviamo infine alle figurine, ai personaggi. Ricordo che De Rossi è questo:

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I tatuaggi da mentecatto che si è fatto fare fanno di lui una figurina oscena. Una figurina che all'età di Balotelli decise di tentare di farci eliminare dal mondiale 2006 con questo gesto da vero uomo:

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Uomini così non ne fanno più, d'altronde lui è cresciuto all'ombra del grande uomo Totti, che, tra le tante vaccate fatte in carriera, ricorderemo sempre per lo sputo a Poulsen e il calcio in testa proprio a Balotelli.

In queste dichiarazioni di Buffon e De Rossi ci sono due aspetti contrastanti: la stupidità e la furbizia.
Stupidità perché era inutile buttare la croce su Balotelli, giornalisti e opinione pubblica lo avrebbero fatto comunque, lasciando stare i senatori.
La furbizia risiede nel fatto che, apparentemente, loro si assumono delle responsabilità per la figuraccia, mentre in realtà se ne lavano completamente le mani. Nessuno dei due dice ho sbagliato sul gol preso con Costa Rica, né ho giocato due partite indecorose, poi per fortuna mi sono fatto male. Noi veri uomini siamo fragili.
Il vero uomo Buffon, quello che lascia a casa moglie e figli per andare a trombare con la D'Amico, lui sì è un maestro di vita, un esempio dentro e fuori dal campo. Davvero.

Andate a lavorare.

Sempre in attesa di un miracolo

Il giorno dopo è sempre il più divertente, oggi non fa eccezioni. L'Italia è fuori dal mondiale, tutti sparano sentenze, fioccano i "lo dicevo io", si parla degli assenti ecc. ecc. Fondamentalmente, dell'eliminazione mi interessa poco: il calcio ormai lo guardo poco e con distacco, il mondiale è un evento che uso come scusa per passare un po' di tempo con gli amici, bere una birra e sparare le sentenze di cui sopra.
Il mondo del pallone è malato da decenni, sopraffatto dalle regole del mercato, del denaro e del conseguente malaffare. Ragion per cui la prima sentenza: con tutti i soldi che guadagnano, non ha ragion d'essere. Le regole del mercato sono queste, se sei in un settore che muove soldi (più sporchi che puliti) guadagni soldi che non meriti. Amen.
Per fortuna, al contrario del 2002, in pochi se la prendono con l'arbitro. Ci provano Prandelli e Chiellini, ma questa volta non gli vanno dietro i giornalisti e, soprattutto, il popolo dei social network, che dei presunti errori arbitrali se ne frega altamente. Dare la colpa agli altri stavolta non funziona, e in questi casi noi italiani andiamo nel panico, incapaci di assumerci le nostre responsabilità. Le dimissioni di Prandelli e Abete non sono una assunzione di responsabilità, sembrano più un atto dovuto, addirittura una liberazione, tanto che da quel momento in poi si scatena un tutti contro tutti patetico e grottesco.
D'altronde, se in due partite non fai un tiro in porta, non è colpa dell'arbitro. Se inizi a giocare soltanto a dieci minuti dalla fine, sull'onda della disperazione (calcistica s'intende), non è colpa dell'arbitro. Le lunghe passeggiate degli azzurri resteranno il simbolo di questo mondiale, atleti che non corrono, ventenni con i crampi, tipica contraddizione italiana. Come tipicamente italiana è la rassegnazione che i calciatori hanno messo in evidenza, anche questa simbolo del Paese di oggi.
La sentenza delle sentenze, manco a dirlo, è quella contro Balotelli. In questa mi ci metto anche io, ma lo faccio per la delusione che provo dopo averlo sostenuto per anni, illudendomi che potesse diventare il campione che dovrebbe essere. Ha tutto per spiccare, ma evidentemente non ne ha la voglia e il carattere, farà una carriera da giocatore come tanti, si riempirà le tasche di soldi (con cui manterrà i 200 figli che lascerà in giro) e niente di più. Contento lui, contenti tutti.
Ma affermare che la causa dell'eliminazione sia soltanto lui appartiene a quel giochetto di cui si parlava prima, ovvero scaricare la colpa su un capro espiatorio. Non può essere l'arbitro? Accenniamo al caldo, ma quando capiamo che anche questa soluzione è poco praticabile (in fondo sono secoli che la meniamo con il Paese del Sole) allora è colpa di Mario. E qui si incontra la solidarietà dei giornalisti e degli utenti dei social network.
Se in giro ci fosse un po' di gente disposta a fare autocritica, si potrebbe facilmente arrivare ad esaminare la disfatta con calma e distribuire le responsabilità tra tutti: i giocatori, tutti sottotono, esclusi forse uno o due. I preparatori atletici, che non hanno preparato un bel niente, Prandelli in stato confusionale (ma che rimane un ottimo allenatore a mio parere), i dirigenti federali (che ancora non capisco bene che ruolo abbiano) e i giornalisti che continuano nel doppio gioco: osannare questi tizi per poi massacrarli alla prima difficoltà.
La sconfitta fa parte dello sport e della vita, ma deve esserci dignità nel perdere, bisogna mettersi alla prova, non rinunciare in partenza. Stare fermi in mezzo al campo è offensivo nei confronti di chi, quotidianamente, prova con tutte le sue forze a vincere partite ben più importanti.
Stare fermi ad aspettare che piova un miracolo dal cielo è tipicamente italiano. E non funziona.

La vittima e l’inutilità del colpevole

Per un attimo nei panni dei genitori di Yara, mi chedo come si possa reagire alla notizia che l'assassino di tua figlia, rimasto tre anni senza volto, sia stato finalmente trovato.
L'istinto mi porta a pensare che sia una sorta di liberazione, ma la ragione (almeno) una domanda me la pone: avere finalmente qualcuno su cui convogliare la rabbia per quanto accaduto (sì, la rabbia, e credo che il termine non renda abbastanza l'idea di cosa provi un genitore in questi casi) non potrebbe diventare una sorta di tortura?
Penso a come mi sentirei se potessi guardare l'assassino di mia figlia negli occhi: l'idea della liberazione, del perdono, non mi sfiora mai. Non credo nel perdono e nel suo potere salvifico, non in questi casi. Non credo nemmeno nella vendetta come via per arrivare (per lo meno) all'accettazione. Personalmente quindi il dilemma rimane intatto: sapere o non sapere, cambierebbe qualcosa?
Non penso, non credo, che la mia reazione potrebbe essere improntata ad una gelida presa di coscienza; temo che il desiderio di rimanere da solo, faccia a faccia, con chi mi ha fatto tanto male, diventerebbe un'ossessione ingestibile che alimenterebbe la rabbia e la disperazione. Tutti gli sforzi fatti in tre lunghi anni per arrivare a riconquistare un minimo di equilibrio psichico verrebbero vanificati, bisognerebbe iniziare il percorso da capo, stavolta con l'ingombrante presenza del colpevole. Saperlo in carcere non cambierebbe nulla, perché la punizione dell'assassino di mia figlia non potrebbe, in nessun caso, essermi d'aiuto.

Sulle (e alle) case editrici

Piccola premessa: questo post nasce in seguito a diversi tentativi di organizzare delle presentazioni di libri in una piccola libreria di un piccolo centro. Il primo contatto con le case editrici è stato quasi sempre vano e non ha avuto seguito. Insomma, non risponde nessuno.
In altri, rari casi, dopo aver ottenuto la prima risposta ed aver spiegato il progetto, è caduto nuovamente il silenzio. **
Quotidianamente ci si lamenta del fatto che in Italia si legge poco, che i libri non si vendono, che la crisi ha ulteriormente aggravato la situazione ecc. ecc.
Allora un fesso come me, che vorrebbe organizzare degli eventi per portare un po' di cultura, o di semplice intrattenimento letterario, in un piccolo centro, prova ad organizzare qualche evento. Il silenzio dall'altra parte è inquietante (nonché imbarazzante per chi si nasconde dietro di esso).
Chi risponde parte subito con alcune domande, tipo: **l'autore è vostro ospite? Viaggio, vitto e alloggio sono a vostro carico?
** Domande lecite, direte voi. Forse, ammesso che sia lecito rispondere: va bene, ma poi facciamo un contrattino che mi riconosca una provvigione su tutti i libri venduti in Italia?
Poiché una simile risposta non è contemplata, mi permetto di suggerire alle case editrici, che sono delle imprese, delle attività (anche) commerciali, che il prodotto-libro, per essere venduto, deve essere promosso. Non basta organizzare qualche presentazione di best-sellers presso la Feltrinelli di turno e lasciare il resto al caso, o al passaparola. No, le aziende devono investire tempo e risorse sui propri prodotti, per cui scaricare i costi su chi si mette a disposizione per aiutare (gratuitamente) a diffondere un libro, è semplicemente ridicolo.
Fatevene una ragione, se volete che si legga di più, dovete investire di più.
Oltre alle presentazioni ho proposto di portare alcuni libri nelle scuole. Risposta: bellissimo, non lo abbiamo mai fatto (ma va?), come vorrebbe procedere? Rispondo e, guarda un po', cala di nuovo il silenzio. Possibile che la mia idea sia una vaccata, non lo metto in dubbio. Allora rispondete che il progetto andrebbe rivisto, magari suggerite qualcosa, ma il silenzio che significato ha?
Pensate davvero di poter migliorare i dati di vendita se non coinvolgete i ragazzi in età scolare? Quello è il momento in cui si diventa lettori, se perdete il treno la frittata è fatta. Come nello sport, bisogna investire sui giovani.
Tutto quanto esposto non era volto a presentare quelle poche opere che vendono tanto di per sé, non volevo i Dan Brown di turno, ma avrei gradito presentare libri che non fanno grandi numeri. Evidentemente si preferisce vendere poco, incassare il minimo senza però rischiare nulla.
La storia del nostro Paese.

Italiane ridicolezze

Parlo di un argomento ormai ridicolo di suo: il calcio. Non sono tifoso (lo ero, poi tutte le vicissitudini degli ultimi anni mi hanno fatto disaffezionare), mi piace guardare qualche partita di tanto in tanto e non mi interessano le polemiche.

Ieri sera però ho visto toccare nuove vette del ridicolo: le immagini di Genoa-Juve mi sembrava parlassero chiaro sui vantaggi che, una volta tanto, la squadra di casa ha ricavato dalle scelte arbitrali: gol regolare annullato ad Osvaldo, rigore non concesso ai bianconeri e invece concesso ai genoani (per lo stesso fallo di mano, non stiamo lì a guardare i centimetri se il criterio è il braccio largo). Forse, e dico forse, c’era un altro rigore per la squadra di Gasperini, ma di certo non si può parlare di arbitraggio favorevole alla Juventus. Una volta tanto.

Invece l’allenatore rossoblù ha l’ardire di dichiarare che gli episodi arbitrali “non ci sono stati favorevoli.” Incredibile, evidentemente si parla per luoghi comuni anche di fronte all’evidenza. Hai sbagliato un rigore, sei stato graziato nel primo tempo (se il gol di Osvaldo fosse stato convalidato probabilmente ne avresti presi altri due o tre) e parli di arbitraggio sfavorevole?

La verità è che le squadre forti, e per forte intendo forte in Italia perché le figuracce in Europa sono sotto gli occhi di tutti, vincono anche quando qualcosa gira storto. Così le famigerate classifiche al netto degli errori arbitrali non riporteranno mai che alla Juve mancano dei punti, perché se li è presi comunque. E la credibilità di questa particolare graduatoria, va da sé, è risibile. Ieri il Napoli, la Roma, l’Inter avrebbero perso e avrebbero pianto per gli errori. La Juve ha vinto lo stesso. Altrimenti avrebbe pianto, ma non ne ha avuto bisogno.

 

La matematica grillina

 

Ci ho provato, ho chiesto spiegazioni tecniche, ma nessuno mi ha illuminato. Con il 17%, o anche il 6%, si può arrivare a prendere il 52% dei seggi. Come è possibile, quali astruse funzioni entrano in gioco? Integrali tripli, quadrati di binomio al cubo fratto il peso del cervello di Grillo? Boh, vediamo cosa prevede la legge per gli sbarramenti:

Le soglie previste sono quattro: 4,5% per i partiti in coalizione; lo sbarramento dell’8% per i partiti non coalizzati; la soglia del 12% per le coalizioni.

Premio di maggioranza: Le coalizioni o i singoli partiti, per poter ottenere il premio di maggioranza del 15% devono superare la soglia di sbarramento del 37%. Qualora nessuna coalizione o nessuna singola lista superi la soglia del 37%, si andrà al ballottaggio tra i due partiti o tra le due coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero di voti. È vietato dopo il primo turno, e in vista del ballottaggio, qualsiasi apparentamento.

Quindi se non erro: al primo turno se prendi il 6% non entri nemmeno in parlamento, ma forse ottieni il 52% dei seggi al bar più vicino. Se sei in coalizione e questa supera lo sbarramento entri in parlamento, ma a meno che tu non sia la forza trainante di una coalizione composta da altri trenta partiti che portano l’1,qualcosa % a testa, il 52% dei seggi te lo scordi. Attenzione però, in questo caso forse è possibile: se il primo partito di coalizione prende il 6% e con lui ci sono 31 partiti che portano l’1% allora l’unico ad entrare in parlamento dovrebbe essere quello con il 6%, che di conseguenza farebbe incetta di tutti i seggi! Capperi ho svelato l’arcano. Dite che è una coalizione fantasiosa quella prospettata? Non in Italia. Ce l’ho già fatta? Forse sì, era più semplice del previsto.

Ma come potrebbe essere composta questa famigerata coalizione? Ci provo:

1. Sinistra Ecologia Libertà e frutti di bosco 6%

1% ciascuno per i seguenti 31

2. Partito comunista dei lavoratori

3. Partito comunista dei disoccupati

4. Partito comunista degli sfaticati

5. Partito dei pensionati

6. Partito in memoria dei pensionati che non ci sono più

7. Partito degli alcolisti anonimi

8. Partito degli ex alcolisti anonimi

9. Partito dei giocatori di calcetto del mercoledì

10. Partito dei videogiocatori di calcio

11. Partito degli amanti dei criceti indonesiani

12. Partito per la salvaguardia di una aiuola di Vattelappesca

13. Partito di quelli che non hanno trovato un partito

14. Partito degli espulsi dal M5S

15. Partito dei possessori di uno smartphone Ubuntu

16. Partito delle donne femminili ma non femministe

16. Partito degli uomini con tre capezzoli

17. Partito degli allevatori di formiche rosse

18. Partito degli allevatori di formiche nere (acerrimi nemici di quelli sopra, ma per il potere si fa tutto)

19. Partito dei pescatori del giovedì

20. Partito nazionalfasciocomunista

21. Partito di quelli che il subbuteo è meglio del calcio balilla

22. Partito del rubamazzetto (questo potrebbe farcela anche da solo, o eventualmente insieme al prossimo)

23. Partito dell’asso pigliatutto (Ci sono grossi contrasti perché tutti vogliono fare l’asso)

24. Partito degli attori porno in pensione

25. Partito dei nipoti dei reduci della prima guerra Punica

26. Movimento operaio che va in paradiso

27. Movimento dall’andamento lento

28. Illusione ottica di un movimento

29. Giuliano Ferrara

30. Povia

31. Partito di quelli che pagano le tasse davvero

 

Era più semplice di quanto pensassi. Ma se poi un’altra coalizione prende il 38% questi che fine fanno? Niente maggioranza? Noooooooooo

 

 

 

Le disgrazie altrui, che goduria.

Le accuse al marito della Mussolini sono gravi, gravissime e della peggior specie. Lo schifo e lo sdegno per chi è disposto a pagare delle ragazzine per fare sesso non è esprimibile a parole. Se verrà accertato che è colpevole, giusto che paghi, possibilmente in maniera equa e non con qualche giorno di carcere prima di una villeggiatura ai domiciliari.

Ovviamente questa storia sta avendo un grosso risalto perché la Mussolini è, in ordine sparso:

Una donna incapace che è in parlamento da venti anni, la cui carriera è iniziata con apparizioni sporadiche in film squallidi, rigorosamente svestita.

Ne trovate un breve riassunto qui: http://tvpolitik.blogosfere.it/2011/11/la-predica-di-alessandra-mussolini-oggi-al-grande-fratello-ieri-su-playboy-le-rinfreschiamo-il-suo-c.html

La nipote del nonno (ovvio direte voi, ma non credo ci sia bisogno di specificare)

Paladina della famiglia cristiana cattolica apostolica, fermamente contraria ai matrimoni gay e alle adozioni da parte dei gay.

 

Una dei tanti che hanno votato che la minorenne Ruby fosse la nipote di Mubarak.

Tutte le definizioni sopra riportate sono perfettamente attinenti al personaggio. Questo però non significa che sia giusto approfittare di una vicenda in cui, fino a prova contraria, lei non è minimamente coinvolta. C’è tanto materiale per attaccare la Mussolini per ciò che dice (tutto quel che dice), non serve altro. Magari questa vicenda servirà a liberarci di lei, non intendo fisicamente, basta che esca dal palazzo, e mi auguro possa servirle per capire che la pedofilia non è una esclusiva del mondo omosessuale (non ho mai capito perché in molti abbiano questa assurda fissazione). Certo qualcosa avrebbe dovuto capire già ai tempi di Ruby, quando invece difese strenuamente, dopo averlo attaccato per anni, Silvietto e le sue notti brave. (Nel video che segue un pacato dibattito tra geni)

E ci prese bellamente per il culo, come tutti gli altri che votarono quanto riportato in precedenza. (li trovate tutti qui, ad esempio http://www.unita.it/italia/ecco-i-314-deputati-che-credono-alla-balla-su-ruby-1.281150)

Inoltre commentò in questo modo la condanna di Berlusconi: “Con la sentenza di oggi che condanna senza una sola prova Silvio Berlusconi viene sancita la cancellazione del diritto in italia. Da oggi ogni italiano è ufficialmente in balia di chi puo’ decidere premeditatamente a tavolino la sorte ed il destino un un altro cittadino. l’indignazione non credo sia piu’ sufficiente. Oggi e’ morta la giustizia in italia”.

Strano, direte voi, che dopo essersi battuta tanto per il suo capo non trovi la forza di difendere il marito: forse ha quelle prove che non aveva per Silvio?

Anche in questa occasione viene fuori la becera mentalità degli italiani, sempre pronti a godere delle disgrazie altrui ma del tutto disinteressati a capire il dramma delle ragazzine che si prostituivano (un dramma sociale e culturale enorme). Chiediamoci dove stiamo sbagliando invece di massacrare una donna in difficoltà, tra l’altro capacissima di mettersi in ridicolo ogni volta che apre bocca.

 

Quote Rosa, quote bianche

E così eccoci di nuovo a parlare di parità di genere, di legge elettorale e di candidature imposte per legge.

Non torno sull’argomento, ma una breve segnalazione per quelle parlamentari che si sono vestite di bianco (davvero?) dopo aver difeso il bunga bunga e votato che Ruby fosse la nipote di Mubarak, beh non posso evitarla. Le stesse che discreditano l’immagine delle donne, che l’hanno massacrata negli ultimi anni, adesso vorrebbero combattere una battaglia che non appartiene loro minimamente.

Fossi una donna sarei scoraggiata ed incazzata nel vedere queste tizie bianco vestite (avevo ragione, ormai la donna in rosa fa troppo Peppa Pig) fingere di essere interessate ad una causa tanto importante, che, per la cronaca, non si risolverebbe certo con l’imposizione di un numero obbligatorio di parlamentari.

Ad ogni modo voglio un parlamento equamente diviso tra: uomini, donne, omosessuali, transessuali, metrosessuali, asessuati.

E mi rendo conto di lasciar fuori l’importante minoranza di quelli che fanno sesso con gli animali.

Oddio, anche i necrofili potrebbero risentirsi.

Mi tiro fuori.

 

Quote rosa, apoteosi del maschilismo

Da quando si è cominciato a parlare di Italicum sono tornate in auge le quote rose, che per l’occasione vengono anche ribattezzate parità di genere, alternanza di genere e in qualunque altro modo possa essere utilizzata la parola genere. Il rosa insomma è sparito, forse perché fa troppo confetto, con relative allusioni alle donne come confettini da gustare, o più probabilmente perché qualche guru della moda ha deciso che il rosa quest’anno proprio no. Sarà che ormai il colore viene associato a Peppa Pig, e nessuna donna vuol essere associata ad una maialina petulante.

Il problema delle quote rosa (continuo a chiamarle così, non mi piace ma ancor meno mi piace la suddivisione in generi) è che le candidate sarebbero scelte esclusivamente da uomini, che continuano a guidare tutti i partiti italiani. La domanda sorge spontanea, quale sarebbe il criterio seguito per sceglierle? sui criteri di Berlusconi ormai la storia è diventata leggenda, non vale nemmeno la pena stare a disquisire sull’affidabilità del bunga bunga come metodo di selezione. Potrebbe andar meglio con gli altri, ma al momento nutro forti dubbi. Il criterio sarebbe quello delle misure o del curriculum? Se alle quote rosa aggiungiamo le velleità di ringiovanimento della classe politica, ci troveremmo con liste di candidate bellissime ed impreparate.

E poi chi l’ha detto che la donna in quanto tale sia più capace di un uomo? Il famigerato merito dovrebbe essere l’unico aspetto valido, ma non il merito conquistato tra le lenzuola. Per questo esiste ancora il porno. Il concetto di quota in sé è fuorviante, perché al di là dei generi (niente è un concetto terribile questo) esistono tutta una serie di categorie, di classi sociali e di altri mille possibili microcosmi che potrebbero esigere di essere rappresentati. Con la conseguenza di una divisione imbarazzante e per certi versi razzista, in confronto alla quale le caste sarebbero progressiste.

Non è il momento di dividere, ma di unire le teste pensanti, a prescindere dal sesso e dalle appartenenze. Sembra un concetto elementare, ma in Italia alle elementari non ci è andata parecchia gente che ci governa.

Fiorello calpestaci pure

Che l’Italia sia un Paese strano lo sappiamo tutti. L’ultima è che se ti chiami Fiorello, sorpassi a destra con lo scooter e investi un poveraccio che attraversa sulle strisce, quasi ammazzandolo, l’opinione pubblica ti perdona, quasi ti santifica.

Dove sono finite tutte le stronzate sulla sicurezza stradale, dove è puntato l’indice che di solito si ferma sul pirata della strada? Forse sul pedone che ha osato mettersi sulla strada dello showman? Fin dove si può spingere il Fiorello di turno senza che nessuno dica chiaro e tondo che ha torto marcio?

E pensiamo ancora che questo Paese possa salvarsi. Illusi, l’ignoranza ci divorerà.