Quote rosa, apoteosi del maschilismo

Da quando si è cominciato a parlare di Italicum sono tornate in auge le quote rose, che per l’occasione vengono anche ribattezzate parità di genere, alternanza di genere e in qualunque altro modo possa essere utilizzata la parola genere. Il rosa insomma è sparito, forse perché fa troppo confetto, con relative allusioni alle donne come confettini da gustare, o più probabilmente perché qualche guru della moda ha deciso che il rosa quest’anno proprio no. Sarà che ormai il colore viene associato a Peppa Pig, e nessuna donna vuol essere associata ad una maialina petulante.

Il problema delle quote rosa (continuo a chiamarle così, non mi piace ma ancor meno mi piace la suddivisione in generi) è che le candidate sarebbero scelte esclusivamente da uomini, che continuano a guidare tutti i partiti italiani. La domanda sorge spontanea, quale sarebbe il criterio seguito per sceglierle? sui criteri di Berlusconi ormai la storia è diventata leggenda, non vale nemmeno la pena stare a disquisire sull’affidabilità del bunga bunga come metodo di selezione. Potrebbe andar meglio con gli altri, ma al momento nutro forti dubbi. Il criterio sarebbe quello delle misure o del curriculum? Se alle quote rosa aggiungiamo le velleità di ringiovanimento della classe politica, ci troveremmo con liste di candidate bellissime ed impreparate.

E poi chi l’ha detto che la donna in quanto tale sia più capace di un uomo? Il famigerato merito dovrebbe essere l’unico aspetto valido, ma non il merito conquistato tra le lenzuola. Per questo esiste ancora il porno. Il concetto di quota in sé è fuorviante, perché al di là dei generi (niente è un concetto terribile questo) esistono tutta una serie di categorie, di classi sociali e di altri mille possibili microcosmi che potrebbero esigere di essere rappresentati. Con la conseguenza di una divisione imbarazzante e per certi versi razzista, in confronto alla quale le caste sarebbero progressiste.

Non è il momento di dividere, ma di unire le teste pensanti, a prescindere dal sesso e dalle appartenenze. Sembra un concetto elementare, ma in Italia alle elementari non ci è andata parecchia gente che ci governa.

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