TRUE – La mia storia

True-La-mia-storiaMi sono avvicinato con molto scetticismo a questo libro, così come a tutte le autobiografie, specialmente quelle scritte da (o per conto di) sportivi e personaggi vari. Non ho letto il fenomeno Open, non leggerò quella di Ferguson o altre autobiografie contemporanee. Ma per Tyson dovevo fare un’eccezione, è un personaggio che mi ha sempre incuriosito (e intimorito!) fin da quando esordì sul ring. Allora ero poco più che un bambino, ma la furia con cui lui combatteva mi lasciò a bocca aperta e divenni un suo grande fan.

Il primo aspetto da sottolineare dell’edizione italiana (Piemme) è la presenza di numerosi refusi. Troppi. Poi c’è la traduzione non sempre impeccabile: a volte compaiono frasi senza capo né coda, in cui non si legano soggetto e verbo. Una didascalia sotto una fotografia confonde Triple H con Shawn Michaels, il che mi lascia supporre che anche altre fotografie possano essere errate. Infine, per 19,50 € almeno una fotografia a colori potevano metterla.

Detto questo, passiamo ai contenuti. La storia di Mike è molto simile a quella di tanti altri sportivi o artisti vari, soprattutto americani: infanzia difficile nel ghetto, povertà e crimine che la fanno da padroni, l’esplosione, il successo e la nuova decadenza. Niente di originale. Il racconto poi, specialmente fino alla metà del libro, è un tantino noioso e ripetitivo, e molti aneddoti potevano essere omessi, visto che non aggiungono niente alla storia dell’uomo e del pugile. Mi aspettavo che la boxe fosse il punto centrale del racconto, invece anche i passaggi dedicati ai momenti d’oro sono accennati, quasi con reticenza. Pare che quel talento immenso per il pugilato sia quasi un peso e che tutto quello che di grandioso Mike ha fatto sul ring sia accaduto quasi per caso. Eppure la passione per il suo sport Tyson la lascia intravedere, ci racconta il tempo passato a studiarne la storia, ma non ci lascia entrare fino in fondo nella storia che ha costruito lui.

Questo è il grande limite del libro: è difficile entrare a contatto con l’uomo Tyson, quando apre uno spiraglio lo chiude prontamente, proprio come se fosse sul ring: mi puoi sfiorare ma non puoi colpirmi. Così, fino al racconto dell’ultima volta sul ring, Mike ci sfugge. A volte diverte, ma non vuole che tu rida troppo, ed è sicuramente meglio fare come dice lui!

Il racconto del processo e della condanna per stupro sono più dettagliati e Mike urla la sua innocenza in tutti i modi. Su questo aspetto non ho mai voluto sbilanciarmi più di tanto e non lo farò adesso. Non ho mai letto le carte del processo, non conosco i fatti, in questa sede posso parlare delle obiezioni poste da Tyson e delle prove che porta a sua discolpa e non mi sembrano banali. Anche se poi uno riflette su un concetto espresso più volte dal pugile: cresciuto in un ambiente violento, in cui uomini e donne se le davano di santa ragione, in cui molte donne erano in grado di mandare ko il proprio uomo, per anni non aveva mai visto come strano il concetto di violenza sulle donne. Precisa che mai ha picchiato una donna, però uno che viene dal suo ambiente non riesce a cogliere l’orrore di uno schiaffo dato ad una donna. Stop.

Il racconto prende una piega diversa, e per certi versi inaspettata, quando meno te lo aspetti: dopo il suo ultimo incontro Tyson cade in un vortice di depressione che lo porta a consumare ingenti quantità di alcol e droga e ad una ossessiva dipendenza dal sesso. Niente di nuovo direte voi. Infatti, ma è il modo in cui viene raccontato questo periodo ad essere diverso: finalmente riusciamo a vivere le sensazioni del pugile, sentiamo tutto l’incedere claustrofobico della sua vita, lottiamo con lui e arriviamo quasi alle lacrime ad ogni fallito tentativo di uscire dalle dipendenze. Lui ci prova da combattente, ma quando incontri uno più forte di te devi soffrire. E la vita sembra per lunghi tratti molto più forte di Tyson, ormai non più Iron Mike.

Proprio quando Mike parla dei suoi demoni (come li definisce di continuo) si apre al lettore. Strano, davvero strano, ma molto efficace. Il libro si chiude con un po’ di speranza, ma il dubbio che Tyson possa davvero farcela resta. Io lo spero, lo spero perché l’Iron Mike che conoscevo, e che viene addirittura odiato dal Mike di oggi, non può arrendersi alle dipendenze.

Il libro poteva essere più snello, ma vale la pena leggerlo.

 

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1 Comment

  1. D’accordo con la tua analisi. La prima parte mi è piaciuta molto, la centrale veramente ripetitiva e prolissa, con refusi e frasi senza senso, l’ultima parte finalmente esce fuori l’uomo Tyson, non solo il pugile d’acciaio.
    Resta comunque sulla pelle la sensazione che Tyson voglia principalmente dare un’idea di sé, invece io volevo leggere dell’uomo, insomma che ci fosse più intensità. Resta comunque un bel libro. Open è scritto meglio e credo sia più bello e te lo consiglio vivamente. perché è un ottimo libro. Quello di Ferguson non mi interessa, non sono neanche sicura di sapere chi sia. E’ bello leggere di vite al limite, di uomini che hanno lottato contro i propri ‘demoni’ e se sono o meno riusciti a domarli! Ciao!

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