La staffetta

A Silvio piace la staffetta, ma ancora non ha capito il ruolo del testimone. Mai fidarsi del testimone.

A Enrico la staffetta non piace, ha capito benissimo il ruolo del testimone. Sta cercando ancora di toglierselo dal didietro.

A Matteo la staffetta piace tantissimo, del testimone se ne frega. La staffetta è una gara a squadre, ma il merito della vittoria è suo. Grazie comunque a chi ha tirato la carretta.

Retroscena

Quel cameriere mi è simpatico, come hai detto che si chiama?-

-Matteo, si chiama Matteo.-

-Perché lo abbiamo assunto?-

-Fammi controllare… Carramba è tuo figlio!-

-Un altro? A quanti siamo?-

-Cinquecento circa. Questo lo abbiamo mandato anche alla ruota della fortuna, ma invece di girare la ruota ha fatto girare le palle a tutti.-

-Tipo fastidioso?-

-Fastidioso se vogliamo essere gentili.-

Il signore tarchiato, vestito soltanto di un lenzuolo, si avvicinò al cameriere intento a servire i cocktail a suore e poliziotte. Un rivolo di bava colava costantemente lungo la sua bocca, costringendolo a sputacchiare ogni volta che parlava.

Il signore con un brutto graffito in testa bussò sulla spalla del cameriere. Voltatosi di scatto, impaurito, si profuse in un profondo inchino e ancora sputacchiando disse:

-Signore, non voglio certo rubarle il ruolo di master del bunga bunga. Lei sta facendo un lavoro eccellente, chi me lo fa fare di rischiare delle malattie veneree quando posso continuare ad avere l’onore di servirla?-

Poi sorrise grattando la testa ad un bambino dai capelli brunetti che passava di lì.

Il master sorrise a duemila denti, accecando i presenti. Tutti tranne le poliziotte, salvate dagli occhiali a specchio. Da vero gentiluomo urlò al suo assistente, Gianni, di preparare una busta contenente diecimila euro per ogni ospite accecato, per coprire le spese oculistiche. Sentito questo, le poliziotte si tolsero gli occhiali e si accecarono con lo stuzzicadenti dell’oliva nel martini.

-Matteo, mi sembri il tipo adatto per infiltrarti tra i comunisti. Dovrai ottenere la loro fiducia e poi io e te governeremo indisturbati. E un giorno tutto questo sarà tuo.-

Indicò la grande sala piena di suore e poliziotte. Il volto squamoso di Matteo, un incrocio tra il delfino Willy e topo Gigio, si illuminò per un attimo.

-Chi sono i comunisti?- 

Il signore tarchiato rise di gusto.

-Gente che mangia i bambini e nel tempo libero lavora come giudice. Ma il cannibalismo rende stupidi, sai la storia della mucca pazza? Ti insegnerò come fregarli, sarà facile. Adesso vieni con me!-

Si liberò anche del lenzuolo e Matteo lo seguì in una stanza. Prima di entrare notò un ragazzo occhialuto che se ne stava timidamente in un angolo.

-Lui chi è?-

-Uh, quello è il nipote di Gianni. Ti farà da apripista, poi al momento opportuno lo solleveremo dall’incarico. Sai devo fargli fare qualcosa, Gianni è un amico.-

-Va bene, ha la faccia simpatica. Adesso che facciamo?-

-Vediamo, conosci Marx?-

-No.-

-Bene, sei perfetto…-

Matteo si nutrì per anni della sapienza del signore tarchiato, continuando a servire al bunga bunga nel tempo libero. E divenne il clone perfetto.

 

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