Stoner

Questo libro appartiene di diritto alla grande tradizione della letteratura americana del XX secolo. Senza mezzi termini, siamo di fronte ad un capolavoro: la prosa scorre delicata, quasi che la storia ci venisse sussurrata con la discrezione che appartiene a Stoner, il protagonista. Frasi brevi ed efficaci, nessun tentativo di stupire con inutili acrobazie letterarie che, tranne in rari casi, lasciano il tempo che trovano.

La trama è semplice, a volte talmente semplice che puoi intuire quel che accadrà nelle pagine seguenti, eppure non si resta mai delusi: ci sono generi letterari in cui la trama è fondamentale, altri in cui è solo un contorno. Stoner appartiene a questo secondo caso.
La vita del protagonista è semplice, non esattamente quella propinataci dalla visione onirica dell’american dream. Certo non è nemmeno banale, visto che Stoner parte dai campi del padre per arrivare ad insegnare all’università, un percorso non certo automatico nell’America di inizio Novecento.
E di sicuro non condivido i pareri, letti ripetutamente, di chi ritiene Stoner un uomo piatto, quasi insignificante. Al contrario, è un uomo con le palle quadrate:la totale mancanza di ambizione o di prospettiva, non soltanto in ambito lavorativo ma anche nella vita privata, gli consentono di affrontare la vita nel modo più giusto. Esiste e non sopravvive. Sostanzialmente Stoner si disinteressa a tal punto di ciò che gli accade intorno da essere completamente libero nelle sue scelte, in quelle vincenti così come in quelle sbagliate.
Stoner ci insegna a vivere con leggerezza, ad affrontare la vita un poco alla volta, senza farsi mai travolgere. Ed il gioco sembra funzionare: alla delusione per un matrimonio sbagliato rimedia con una storia d’amore passionale, lui che tutto è fuorché un uomo “caliente”; affronta le sue nemesi con un mix di serenità e rassegnazione che gli consentono di non perdere mai il controllo, sebbene i motivi ci sarebbero tutti.
Chiudo con un cenno alle ultime pagine, una vera e propria sinfonia densa di pathos, un crescendo che culmina con una commozione quasi disperata ed una sconfinata ammirazione per la capacità di Stoner nell’affrontare con coraggio e serenità l’ultimo passo dell’esistenza.

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