Non è un Paese per vecchi

Questo è il secondo libro di McCarthy che leggo (il primo è stato La Strada) e devo confessare che non ho ancora capito se lo scrittore americano mi soddisfa pienamente. Per questo ho deciso di leggere al più presto anche Suttree, considerato da molti il suo masterpiece.Non è un Paese per vecchi è, come dice il titolo, una sorta di summa del conflitto generazionale, che estremizza tutti gli aspetti dell’esistenza per risultare il più incisivo possibile. Almeno questa è la mia impressione.
Il protagonista, il vecchio sceriffo, vive malissimo gli ultimi scampoli di carriera: messo di fronte ad un crimine efferato che scatena eventi sempre più cruenti lascia trapelare, attraverso le pagine scritte in prima persona, tutto il disagio di un uomo che non riconosce più i valori di un tempo. Così anche i criminali, con cui ha avuto sempre a che fare, non rispondono più a determinati valori, non hanno più onore, non hanno più rispetto per la vita umana.
L’alter ego dello sceriffo è il criminale folle Chigurgh, che risponde ad una sola regola: uccidere i propri nemici, senza mai tornare indietro, senza preoccuparsi delle conseguenze. A suo modo, è un uomo che segue una sorta di codice (no Dexter Morgan non c’entra niente!) ed è forse più simile allo sceriffo di quanto si potrebbe pensare.
Tra di loro c’è Moss, un uomo che trova una grossa somma di denaro sulla scena di un massacro legato al traffico di droga e pensa di sfruttare la situazione per dare una svolta alla propria vita. Lui non ha né codice né moralità, tenta semplicemente di approfittare di una situazione fortuita, lasciandosi trascinare dalla brama di denaro.
Il libro si sviluppa così in un lungo inseguimento di cui non svelerò il finale.
Come dicevo, non sono del tutto convinto della bontà dell’opera: lo stile mi piace molto, la scrittura breve e senza fronzoli, le descrizioni asciutte eppure estremamente efficaci, i dialoghi non introdotti da trattini o virgolette sono tutti elementi che permettono alla lettura di scorrere via fluida e piacevole. Ciò che invece mi convince di meno è il lamento dello sceriffo, che in alcuni tratti pare uno di quei vecchi che fissano i cantieri e dicono che ai loro tempi tutto si faceva meglio. Certo, il problema di una moralità sempre più impalpabile nel mondo contemporaneo esiste, è reale e bisogna sottolinearla, ma forse il modo migliore non è lagnarsi.
Alla fine resta la sensazione di un mondo senza speranza, e sono sostanzialmente d’accordo. Purtroppo però non altrettanto forte è la nostalgia per quel mondo migliore che lo sceriffo tenta di descrivere e la domanda (senza risposta) è: perché se gli uomini di una generazione fa erano tanto migliori hanno prodotto uomini tanto pessimi e privi di valore?



		
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