Le confessioni di Grillo

Del delirante post di Grillo sul reato di clandestinità e sull’impossibilità dei parlamentari del movimento di pensare con la propria testa non mi stupisce niente: che fosse razzista era chiaro da tempo e che, nelle sue intenzioni, gli eletti pentastellati siano semplici schiavi ai suoi ordini lo sappiamo da sempre.
L’errore madornale contenuto nel post è il passaggio che fa riferimento all’assenza dell’immigrazione clandestina nel programma, perché altrimenti il movimento avrebbe preso percentuali di voto da prefisso telefonico. Un assist perfetto per chi da sempre lo accusa di populismo e demagogia, la confessione che ogni investigatore vorrebbe ricevere dal principale sospettato.
Grillo ammette candidamente di parlare solo di ciò che gli conviene e dire soltanto ciò che gli conviene, di andare dove va la maggioranza, senza curarsi delle conseguenze. Non è il pastore che guida il suo gregge, ma il pastore che segue le pecore salvo reclamare i suoi gradi. Tanto si sa, le pecore non parlano. Purtroppo votano.
Quali sono quindi le vere idee di Grillo? Non lo sappiamo. Forse non è nemmeno razzista, lo è soltanto on demand. Chi può dirlo, ai posteri l’ardua e, francamente, inutile sentenza. Il ducetto ha gettato la maschera in un modo che nemmeno Silvio, il re della demagogia e dei controsensi, ha mai lontanamente sfiorato.

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