Politici social a modo loro

Si fa un gran parlare in questi giorni della partecipazione dei politici ai social network, del nuovo modo di far politica e dell’interesse che i candidati mostrano per gli elettori. Questi a loro volta si scatenano con domande e suggerimenti (me compreso) cercando di capire chi sia più vicino alle loro idee. Nascono nuove piattaforme di confronto, come quella messa in piedi da google, La Stampa e La7.
Ma come stanno realmente le cose? Personalmente utilizzo soltanto twitter e seguo diversi politici, quasi tutti i principali candidati. Leggo i loro tweet, li analizzo, faccio domande e formulo proposte. Cerco insomma di sfruttare l’opportunità che i moderni mezzi di comunicazione mettono a disposizione. Con quali risultati?
Pessimi ahimè. Finora l’unico ad aver risposto è stato Passera, che all’esordio su twitter era molto attivo e disposto al dialogo. Dopo pochi giorni le sue interazioni sono diminuite, ma rispetto agli altri è il re del confronto. Un altro che di tanto in tanto risponde è Zingaretti. Ma Passera non è candidato e Zingaretti punta alla carica di governatore della regione Lazio, carica importante ma che non è di interesse nazionale.
I principali candidati, Monti, Bersani, Vendola, Ingroia ma anche lo stesso Grillo interagiscono pochissimo: non ho statistiche precise ma credo che per cento tweet non ce ne siano più di due o tre diretti ad altri utenti. Se poi calcoliamo il rapporto tra follower e following il risultato è sconfortante: seguiti da diverse migliaia di utenti, ne seguono un centinaio se va bene.
Cosa c’è di social in tutto questo? Come si può definire confronto aperto un rapporto unilaterale?
I social network sono la piazza di oggi e gli account sono gli scranni da cui i candidati esprimono le loro intangibili verità, sordi alle voci che si levano dal popolino.
I social network vengono sfruttati per darci l’illusione di avere voce in capitolo, forse per effettuare sondaggi di massima sui gradimenti dei diversi leaders. In realtà le nostre opinioni vengono messe da parte, indegne di risposte (questo vale anche per alcuni giornalisti, vero Mentana?), forse perché le risposte non le hanno. Probabile anche che i soggetti interessati non scrivano nemmeno i post di loro pugno.
Internet è un mondo virtuale e noi siamo entità astratte per i politici. Non che ci sia molta differenza con la realtà e con la consistenza ectoplasmatica delle nostre idee.

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