I cervelli non li vogliamo

In Italia ci si riempie spesso la bocca con l’espressione “cervelli in fuga” e politici e politicanti fanno a gara per stabilire chi di loro riuscirà nella titanica impresa di rianimare la morente ricerca italiana. La risposta, ovviamente, è nessuno.

Ma oggi quello di cui voglio parlare è una missione molto più semplice di questa, ovvero far votare gli studenti Erasmus alle prossime elezioni. Attualmente infatti i ragazzi che si trovano all’estero per studio non hanno possibilità di votare.

Come è possibile nel 2013 che qualche centinaio di chilometri di distanza possano impedire a chi si trova fuori dal Paese di esercitare il proprio diritto al voto? In Italia a quanto pare è possibilissimo. Non voglio parlare di voto elettronico (molti politici hanno da poco imparato ad accendere il computer) o voto per corrispondenza, utilizzati da decenni in molti Paesi del mondo, ma credo sarebbe possibile allestire il voto presso le ambasciate e semplicissimo avere una lista degli studenti all’estero rivolgendosi alle rispettive università.

In ballo non c’è soltanto una questione di principio, ma il futuro dell’Italia stessa. Perché uno studente, magari brillante, dopo un periodo passato all’estero, dopo aver toccato con mano le differenza sostanziali di mezzi e strutture, dovrebbe tornare in un Paese che gli ha negato il voto e che gli negherà, molto probabilmente, la possibilità di fare ricerca?

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