Tutti in politica!

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La settimana appena conclusa è stata quella dell’epico confronto Santoro – Berlusconi, terminato in farsa, degna conclusione degli ultimi venti anni di politica inesistente e giornalismo squallido. I due vivono uno dell’altro, sono uno il core business dell’altro (per dirla alla Berlusconi) e non potevano far altro che mettere in piedi lo show demenziale a cui abbiamo assistito in quasi nove milioni, perdendo quasi tre ore del nostro prezioso tempo. Santoro ha lasciato Berlusconi a briglia sciolta, la Innocenzi è stata sé stessa, quindi nulla di paragonabile ad una giornalista né ad una brillante interprete del nostro tempo. Come da copione tutto italiano, è in televisione e scrive su alcune testate per motivi non comprensibili. La Costamagna è stata almeno un gradino sopra, ma niente di trascendentale. Travaglio il più deludente di tutti, ha riproposto il solito sermone degli ultimi venti anni, incapace di fare una domanda una al cavaliere. Ma lui sulle vicende di Silvio ha guadagnato molto e costruito una carriera, non ha bisogno di fare domande scomode.

Ma il pessimo servizio pubblico a cui abbiamo assistito è nulla rispetto alla corsa alla candidatura di magistrati, giornalisti, sportivi e chi più ne ha più ne metta. I nomi sono noti. La loro scelta, o la scelta di chi li ha candidati, è del tutto errata, per motivi semplicissimi: quale cittadino medio non vedrà nelle carriere precedenti il condizionamento di una ideologia politica? Chi di loro, una volta fallito l’obiettivo politico, potrà tornare a fare quel che faceva senza essere visto con sospetto? Domanda retorica la mia, alla fine chi non riuscirà a farsi eleggere tornerà alle sue vecchie occupazioni e sarà tutto come se nulla fosse, visto che l’Italia dimentica in fretta, talmente in fretta che le solite facce ripetono le stesse cose da anni e continuano ad ottenere consenso.

Saranno elezioni difficili, che si concluderanno plausibilmente con una alleanza post elettorale tra Monti e Bersani per costruire un governo solido ed evitare un nuovo ricorso alle urne. Come si farà a far convivere però Vendola con Monti e Casini? Si stilerà un programma elettorale di pochi punti fondamentali su cui le diverse posizioni potranno convergere? Appare difficile, visto che su lavoro e bioetica, sui diritti civili le posizioni delle personalità coinvolte sono diametralmente opposte. Dovremo forse rassegnarci ad altri cinque anni di sospensione del testamento biologico, dell’inseminazione artificiale, dei diritti per le coppie di fatto ed omosessuali? Dovremo rassegnarci ad un quinquennio di tira e molla sui contratti di lavoro? Come conciliare il liberismo con le posizioni di Vendola? Non è dato sapere, finora tutti glissano e quando sarà il momento dovranno correre, finendo con il produrre posizioni ibride che non reggeranno.

Come al solito dalla campagna elettorale sono esclusi temi quale scuola, famiglia, ricerca, ovvero le basi, insieme al lavoro, della moderna società civile. Ma da una politica che tenta di imporre come rappresentati della società civile sportivi e cantanti, giornalisti opportunisti e magistrati non più super partes non ci si può aspettare altro dei soliti proclami su ciò che bisogna fare senza parlare del come. Poi ci sono anche quelli che dicono cosa non bisogna fare, senza chiarire altro. Uno show deprimente.

Manca poco più di un mese alle elezioni e ancora tutto è avvolto nell’ombra, nel mistero. Il centrodestra non chiarisce chi è il candidato premier, ma in compenso in un tweet di oggi la Meloni dichiara:  che Berlusconi non è il candidato premier e il partito dello schieramento che prenderà più voti indicherà il futuro presidente del consiglio. E chi sarà questo fantomatico partito? Se questi sono i giovani in politica, forse i vecchi non sono poi così male.

A noi cittadini non resta che credere ancora di poter cambiare il Paese, e per farlo senza arrivare alla rivoluzione dovremo seguire poche regole alle prossime elezioni e subito dopo:

1. Non lasciarsi incantare dai rappresentanti locali dei diversi partiti che promettono lavoro o favori vari in cambio del voto. Non è morale, molte promesse non verranno mantenute ed è proprio con questa mentalità che abbiamo costruito l’Italia malridotta di oggi.

2. Non credere ancora alla storia dei comunisti e dei fascisti, queste divisioni sono ormai nel dimenticatoio e racchiuse in piccole nicchie facilmente individuabili. Non è affibbiando etichette pregiudiziali che cambieremo le cose. Basta lasciare che le nicchie di esaltati scompaiano da sole.

3. Dopo il voto vigilare costantemente, far sentire la propria voce, fare proposte, mettersi in gioco. Lasciare che la politica segua il suo corso senza la supervisione dei cittadini non è più pensabile. Non aspettiamo che giornalisti (imbrattacarte) schierati costruiscano le nostre opinioni, facciamo in modo che i potenti mezzi di comunicazioni di oggi ci aiutino a confrontarci e a creare schieramenti compatti in difesa di una riforma efficiente e credibile del sistema paese.

Tre piccole indicazioni che vorrei venissero dibattute ed integrate. Lo spazio è aperto a tutti.

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