Agli adolescenti chi spiega le cose?

Ieri sera Amici è andato regolarmente in onda. Non guardo questa immondizia, tanto meno l’ho fatto ieri sera. Non ho partecipato nemmeno alle fiaccolate contro la mafia, perché il delitto di Brindisi non è di stampo mafioso e queste fiaccolate estemporanee lasciano il tempo che trovano, se poi si torna alla vita di sempre e si continuano ad accettare i compromessi di cui l’Italia è piena e in cui è coinvolta la maggior parte degli italiani. La mentalità corrotta non si combatte con un sit-in, la cultura della legalità non si diffonde con una candela accesa. Per combattere la battaglia contro tutte le criminalità bisogna convincere gli italiani che esiste un “noi” prima di “io”, un “nostro” prima di “mio”, gli interessi di uno stato sociale prima di quelli individuali. Bisogna capire che fino a quando ognuno di noi accetterà raccomandazioni per sé stesso a discapito di chi è più preparato, il Paese non migliorerà di una virgola.

Ma ieri sera Amici non sarebbe dovuto andare in onda, per un motivo semplicissimo: è la trasmissione che più di tutte si rivolge agli adolescenti che, più di tutti, ieri sono stati colpiti dalla vicenda di Brindisi. Non colpiti in maniera superficiale, ma in modo diretto, perché quel che è successo sarebbe potuto accadere a chiunque e ovunque. Allora invece di svolgere una finta gara canora si sarebbe dovuto parlare agli adolescenti, possibilmente evitando quei riferimenti insensati alla mafia e centrando l’attenzione sulla follia di cui siamo tutti possibili vittime, ma i giovani ancor di più, a causa dell’utilizzo sfrenato dei social network, della fiducia che accordano a decine di sconosciuti, al senso di abbandono che sempre più spesso avvolge i nostri ragazzi.

Si poteva fare di tutto, magari scegliere una serata di silenzio televisivo per mandare un messaggio forte, per far capire a tutti che di fronte a certe cose anche la macchina dei soldi deve fermarsi, riflettere. Invece niente, finale di amici, coetanei della ragazza vittima dell’attentato in delirio per dei falsi idoli destinati a sparire a breve per essere rimpiazzati da altri fantocci. E i genitori che hanno permesso loro di andare all’arena o di guardare la televisione hanno delle colpe enormi, è ora che ce ne rendiamo conto: ieri era la giornata del dialogo, non delle vuote parole della De Filippi e soci.

La gran parte dei genitori continua a delegare a personaggi squallidi il proprio ruolo, i ragazzi continuano ad avere punti di riferimento sempre più fragili e miti inconsistenti, si rifugiano nel vuoto cosmico della De Filippi e delle relazioni inconsistenti di Facebook. E i genitori, come le stelle, stanno a guardare.

 

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