Brindisi, atto finale della follia umana

Non è possibile esprimere a parole lo sdegno, il dolore, la rabbia e lo sconforto che si provano pensando a quanto accaduto oggi a Brindisi. Impossibile immaginare ciò che provano le famiglie delle vittime, tutto ciò che si può fare è rivolgere loro tutta la solidarietà di cui siamo capaci, coscienti che servirà a poco.

Meglio allora chiedersi perché, cercare di capire. Le prime supposizioni parlano di attentato di matrice mafiosa, ma si basano su elementi poco solidi, il meno credibile dei quali è il nome della scuola, Morvillo-Falcone. L’Italia è piena di scuole e luoghi pubblici dedicati alla memoria di uomini e donne che si sono battuti contro la criminalità organizzata, difficile pensare che tutti possano essere a rischio attentato. Che poi la scuola in questione avesse vinto il primo premio in un concorso per la legalità sembra essere un elemento ancora troppo debole per giustificare ciò che è avvenuto. Infine il fatto che il corteo di Libera dovesse passare proprio di fronte la scuola potrebbe essere un elemento più probante, ma l’esplosione sembra sia stata attivata con un timer, quindi è difficile pensare che si sia sbagliato orario. Tutti questi elementi sono deboli, troppo deboli per giustificare un attentato del genere, ammesso che possano essere giustificazioni di qualche tipo. Diciamo che questi elementi non servono a motivare un atto tanto ignobile.

Più credibile il collegamento fatto con l’attentato avvenuto a Mesagne, il paese da cui provenivano i ragazzi che sono stati colpiti dall’esplosione, ai danni del presidente della locale associazione antiracket Fabio Marini. In questo caso bisognerebbe cercare dei collegamenti tra Marini e gli studenti di quella scuola: ha figli o nipoti che la frequentano? Oppure altri membri dell’associazione hanno figli in quella scuola? Questa sembra la pista più praticabile, nel caso in cui fosse coinvolta la criminalità organizzata.

Eppure ci sono molti ma: l’attentato di questa mattina ha scatenato e scatenerà un’ondata di indignazione senza pari, probabilmente maggiore di quella successiva all’omicidio di Falcone e della sua scorta. La mafia non ha bisogno di attirare su di sé ulteriori attenzioni, non trova giovamento nell’aizzare la popolazione che, bene o male, sopporta la sua presenza. La scelta di colpire una scuola significa rompere equilibri ormai consolidati, è una scelta del tutto priva di logica, mentre tutti sappiamo quanto sia studiata ogni mossa della criminalità organizzata. Infine anche i mafiosi, finora, hanno avuto un codice di comportamento, e colpire deliberatamente ragazzi e ragazze innocenti non rientra nella prassi. Dobbiamo sperare ardentemente che l’attentato non sia di matrice mafiosa, perché se le regole sono cambiate, se non esistono più obiettivi tabù, se lo scontro perde le pochissime regole dettate da un briciolo di umanità, allora la guerra contro la mafia è persa: come si può pensare di tutelare ogni obiettivo sensibile?

Una ipotesi da non scartare è il coinvolgimento di qualche altro studente (l’esempio delle scuole statunitensi ce lo impone) o di qualcuno mosso da un movente passionale. Le obiezioni sono facili, la prima: come può uno studente creare un ordigno del genere? Semplice rispondere: su internet si trova tutto, comprese le istruzioni per costruire delle bombe o ordigni simili. Basta cercare su youtube, se si ha voglia di impegnarsi di più si trova di tutto. Teoricamente quindi chiunque può fabbricare strumenti di morte e sappiamo bene quale sia il disagio giovanile contemporaneo.

Seconda obiezione: chi ha agito sapeva di poter causare una strage, quindi il delitto passionale è da scartare. Ma il delitto passionale è caratterizzato da impulsività, è il più irrazionale, quindi è difficile sostenere che si possa scartare proprio per la sua irrazionalità. Al contrario si può pensare che un movente passionale sia troppo istintivo per trovare sfogo in un attentato pianificato. Ma la mente umana è imperscrutabile, specie se invasa dalla follia.

A breve sapremo, speriamo di conoscere la verità. La cosa peggiore sarebbe trascinare questa vicenda per anni senza sapere, come troppo spesso è accaduto (piazza Fontana, piazza della Loggia solo per fare due esempi). E speriamo che questa volta la strage di Stato non sia contemplata tra le opzioni.

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