A Saviano i soldi non bastano mai

Tutti conoscono Saviano: nella vulgata dei media è colui il quale ha scoperto l’esistenza della camorra, scusate se è poco. Non contento di aver raggiunto un simile traguardo ha deciso di ampliare i propri orizzonti e grazie all’appoggio di editori vogliosi di soldi facili si è proclamato nuovo messia delle masse incolte. Il suo discepolo preferito è Fazio, noto intellettuale ribelle, talmente ribelle che le sue interviste nella trasmissione “Che tempo che fa” sono colme di servilismo nei confronti di tutti gli ospiti. La sua risatina isterica, da bambino impreparato all’interrogazione, è una delle pagine peggiori della televisione contemporanea, eppure ci si affanna a farci credere che il suo programma rischia sempre la chiusura, perché scomodo ed irriverente.

Ma tralasciamo il buon Fazio e occupiamoci del Messia, colui che predica libertà di stampa e trasparenza e poi chiede 4,7 milioni di euro al Corriere del Mezzogiorno, reo di aver dato spazio ad una lettera di Marta Herling, nipote di Benedetto Croce e segretario generale dell’Istituto italiano per gli studi storici, critica nei confronti del Messia riguardo un racconto fatto dallo stesso in televisione. Per farla breve Saviano raccontò che dopo il terremoto di Ischia del 1883 Croce avrebbe offerto 100.000 lire per essere salvato, e riprende l’episodio da un vecchio articolo comparso nel 1950 su “Oggi”. la Herling sostiene che l’episodio non è realmente accaduto.

Lungi da me la volontà di stabilire chi ha ragione o torto, perché l’aneddoto è una semplice curiosità e non un fatto di importanza storica fondamentale. Un racconto che va bene per la televisione, la cui importanza finisce lì. Ma per Saviano il fatto che qualcuno abbia messo in dubbio le sue parole è un’onta da lavare intascando quasi cinque milioni di euro.

Se Saviano studiasse la storia, saprebbe che è pieno il mondo di dibattiti storiografici, spesso verbalmente violenti, tra studiosi che avanzano tesi differenti sugli stessi argomenti, portando a sostegno fonti diverse o interpretando le stesse fonti in maniera opposta. Questo è il bello della storiografia, della vita, si chiama confronto. Per il Messia invece non può esserci confronto tra le sue verità e le fallaci opinioni degli altri, e tenta di spillare soldi per rendere chiaro il concetto.

Alla faccia della libertà di espressione, alla faccia del moralismo dietro cui si nasconde, Saviano punta ai soldi, come tutti. Come se non ne avesse fatti abbastanza con la scoperta della camorra, a memoria di importanza inferiore soltanto a quella dell’America e alla teoria della relatività.

Saviano, quello che ha è l’arroganza, quello che non ha la coerenza.

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