Capitolo 3 – Il mendicante

Il mendicante

Nella capitale del regno del Nord arrivavano quotidianamente decine di uomini da ogni parte della terra: mercanti, attori, ambasciatori dalle altre città, individui in cerca di lavoro e di un futuro migliore. I controlli erano rigidi, ma bastava dimostrare di non essere pericolosi per essere ammessi in città. Non sempre era stato così: c’erano stati tempi in cui a nessuno veniva permesso l’ingresso all’interno delle mura, e spesso coloro i quali si facevano particolarmente insistenti finivano male, incarcerati o uccisi, a seconda dell’umore del re. L’unica cosa che poteva salvarli era la fortuna di trovare delle guardie incapaci di resistere alla tentazione di grosse somme di denaro.

Tutto ciò non accadeva più da quando Rodebert era stato incoronato sovrano: il re era convinto che tutti gli abitanti della terra dovessero avere la possibilità di visitare la capitale e mettere alla prova le proprie capacità. Ma questo non significava che si potessero trasgredire impunemente le leggi. Lo stesso sovrano, anni prima, aveva giustiziato sulla pubblica piazza un uomo che, presentatosi come mercante, aveva derubato molti abitanti prima di essere arrestato. In quella esecuzione Rodebert aveva messo tutta la sua rabbia, figlia della delusione che un uomo onesto e disponibile prova nell’essere ingannato dal prossimo. Rodebert era il sovrano più onesto e lungimirante che si ricordasse, il più aperto che regno avesse avuto; ma non c’era niente che potesse riportarlo alla ragione una volta che la sua fiducia fosse stata tradita.

Un anno prima dell’arrivo dei profughi, era giunto in città un uomo vestito di stracci, con capelli e barba lunghissimi, il viso solcato da rughe profonde causate dall’azione delle intemperie, cui era costantemente esposto da quando aveva deciso di vivere ramingo e in povertà.

Ormai non ricordava quanto tempo fosse passato da quando aveva lasciato il regno di Vates, ma sentiva che per il suo corpo cominciava ad essere troppo. Così cercò ospitalità nella capitale; il suo aspetto dimesso aveva insospettito le guardie di turno, che lo avevano condotto direttamente al cospetto di Rodebert ed Ermengarda.

Non appena saputo che proveniva dal regno dei monoteisti, il re assunse un atteggiamento freddo e distaccato, senza tuttavia trovare la forza di contestare un uomo tanto debole e solo. La regina invece sembrava affascinata dalla forza spirituale del mendicante, che nonostante gli stenti e le pene subite, conservava una luce negli occhi rara da vedere. Una cosa però Rodebert volle metterla in chiaro:

-Potete rimanere nella capitale o vagare per il mio regno finché vorrete. Ad una condizione: non dovrete predicare la religione dell’unico dio al mio popolo; già altre volte è capitato di avere dei missionari intenti a distruggere la nostra cultura per imporre la loro. Questo non solo è ingiusto, ma mina le fondamenta della nostra esistenza, insinua il dubbio nel popolo, nei più semplici d’animo. Il dubbio genera incertezza nelle istituzioni, allontana gli uomini dal proprio dovere e rende il regno più difficile da gestire.-

Il mendicante lo guardò con aria indifferente e rispose con voce sommessa:

-Capisco che abbiate timore di perdere il vostro potere, che insieme con la ricchezza è la massima aspirazione degli uomini. Ma potete stare tranquillo, non sono qui per predicare. Sono andato via da Vates perché la nostra fede è stata utilizzata per sottomettere il popolo ad un regime tirannico; la fede è stata predicata non per consentire a tutti di conoscere dio, ma per accrescere la potenza di alcuni. Io non ho bisogno di tutto ciò, porto il mio dio dentro di me e ne seguo gli insegnamenti. Non c’è altro che io voglia, oltre al bene dell’anima.-

La regina fissò Rodebert compiaciuta dalle parole del mendicante. Il sovrano notò qualcosa in quello sguardo che lo irritò, ma fece finta di niente. Ermengarda si rivolse al forestiero:

-La vostra nobiltà d’animo vi fa onore. Da parte mia vorrei fornirvi almeno un semplice alloggio.-

Il mendicante scosse la testa con delicatezza.

-Il mio alloggio è il mondo, la terra che il creatore ha messo a nostra disposizione. Non potrei desiderare niente di meglio. Egli ci ha fatto dono di meraviglie che non possono essere nascoste da modeste costruzioni umane. Vivrò per strada, dormirò sotto le stelle, come ho sempre fatto.-

Rodebert ebbe un fremito, strinse con forza i braccioli del trono e si alzò di scatto. Urlò le prime sillabe con forza, poi il suo tono di voce si fece leggero, quasi a scusarsi:

-Non potete vivere qui se pensate di raccontare queste cose in giro. E non potete vivere in strada: se non volete un alloggio per la notte, dovrete dormire al di fuori delle mura. La città deve essere controllata e non posso permettere il vagabondaggio.-

-Non voglio creare problemi, dormirò fuori dalle mura. Tra qualche giorno riprenderò il mio viaggio alla scoperta dell’opera divina.-

-Un’ultima cosa, ditemi il vostro nome.-

-Il mio nome è Taddeus.-

-Bene Taddeus, andate pure. Spero per voi che siate sincero…-

Appena il mendicante ebbe lasciato la sala del trono, Ermengarda si rivolse al marito aspramente:

-Quello è un uomo timorato del suo dio, si vede chiaramente. Non ha altre ambizioni che vivere nel rispetto dei dettami della sua religione, mi spiegate che bisogno c’era di essere così duro e minaccioso?-

Rodebert la fissò, senza poter fare a meno di constatare che in preda alla rabbia era ancor più bella. Se solo l’avesse conosciuta quando era giovane e nel pieno delle forze! Si alzò, passeggiò lentamente per la stanza e le rispose:

-Anche a me sembra che non ci sia niente da temere, ma come ha detto lui stesso dal suo regno è partita un’offensiva sempre più intensa, volta a conquistare nuovi fedeli e, successivamente, nuove terre. Non posso permettere che il nostro regno corra dei rischi, non voglio che si scateni una guerra di religione, che il mio popolo si divida e si combatta a causa dell’ingordigia mascherata da pietà. Ho delle responsabilità nei confronti dei miei sudditi e nei confronti dei nostri antenati, che ci hanno trasmesso una cultura importante, che non può andare perduta. Devo essere duro anche con chi sembra innocuo, perché spesso è dietro gli individui più insospettabili che si cela il pericolo. Il mendicante ha colpito anche me, se tutti fossero come lui il mondo sarebbe migliore. Ma non voglio che il popolo pensi che la sua purezza deriva dalla religione, che il suo dio possa portarci sulla retta via. Nel regno di Vates credono nel suo stesso dio, eppure l’ambizione è tutt’altro che sopita. Se lui è sincero, se vive davvero come dice, non è per merito della sua fede, ma grazie ad un animo nobile che conserverebbe anche se si convertisse al culto dei nostri dèi.-

Senza guardare la regina si congedò. Ermengarda era pensierosa, le parole del re erano sagge, ma il mendicante lo era di più.

Annunci

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...