Il primo partito d’Italia è quello degli astenuti

Nelle varie analisi del voto c’è un dato che non riceve le dovute attenzioni: il numero degli astenuti. L’affluenza alle urne è stata bassissima, soltanto il 66,87% (fonte Ministero Interno) su base nazionale. Molti comuni capoluogo hanno registrato dati ancor peggiori, in alcuni casi di pochi punti percentuali (Alessandria, Asti, Como, Parma) in altri con numeri decisamente più inquietanti: Genova 56,18% La Spezia 56,95% Pistoia 59,04% Lucca 58,21% Belluno 57,43%.

In ogni caso il partito degli astenuti risulta di gran lunga il più forte. Ed è questo il dato che misura lo scontento degli italiani, al contrario di quanti vanno dicendo in queste ore che è il risultato di Grillo ad essere lo specchio dell’allontanamento degli elettori dalla politica. Il movimento 5 stelle ha presentato dei candidati e dei programmi, si è inserito all’interno del meccanismo elettorale e deve essere valutato alla stregua di un qualunque altro partito, a meno che non si voglia sostenere che chi vota Grillo è un pazzo o peggio. Si fece lo stesso errore ai tempi dei primi exploit della Lega, da molti ritenuto un partito che beneficiava soltanto delle conseguenze di Mani Pulite; sappiamo tutti come è andata a finire. Il movimento 5 stelle si propone di percorrere, con metodi differenti, la stessa strada. Chi sottovaluta il suo risultato, come sembra fare il presidente Napolitano, probabilmente non coglie il messaggio chiaro che arriva dagli elettori. Napolitano non vede alcun boom, ricorda soltanto quello degli anni ’60. La risposta è pertinente come un intervento di Berlusconi ad un congresso di monogami e mi permetto di aggiungere che è proprio perché l’ultimo boom che ricordiamo risale a cinquanta anni fa che nessuno è andato a votare.

Il risultato dei partiti maggiori, PD e PDL in particolare, è deludente. Se il partito di Bersani salva la faccia in qualche comune, per Alfano i numeri sono impietosi e dimostrano che il suo partito è sull’orlo dell’implosione. Visti anche i risultati non buoni del terzo polo, non mi stupirei di vedere a breve un nuovo centrodestra, forse più orientato al centro, che rimetta insieme i cocci di PDL ed UDC.

Da parte di tutti i politici non ho sentito nessuno che abbia detto qualcosa del tipo: “C’è il 33% di aventi diritto che non ha votato, forse dobbiamo ammettere di essere inadeguati, di non avere più risposte da dare ai cittadini. Forse è ora di tornare a casa e fare i nonni a tempo pieno.” Lungi da loro un’analisi di questo tipo, hanno cominciato a praticare lo sport più amato d’Italia, lo scaricabarile, affibbiando le responsabilità della sconfitta a chiunque, compresi alieni cospiratori e zombie che avrebbero fatto fuori molti elettori proprio sulla soglia dei seggi elettorali.

Gli astenuti in questo momento “governano” il Paese. Questo delegittima  i vincitori di queste elezioni, in alcuni casi (Liguria con affluenza totale al 56,91%) le rende moralmente nulle, e non a caso in una regione che ha avuto molti problemi nell’ultimo anno, evidentemente non affrontati nel giusto modo. Il passo successivo sarà la delegittimazione del parlamento: se i partiti pensano che il gran numero di astenuti significhi ampi spazi di manovra non sono sulla strada giusta. Il successo del partito degli astenuti significa soltanto una cosa: siete inadeguati!

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