Grillo, la mafia e gli evasori

La dichiarazione di Grillo sulla mafia ha scatenato molteplici reazioni, tutte ovviamente indignate e sbigottite; ciò che mi stupisce è che nessuna di queste affronta con il dovuto spirito critico le parole del comico genovese, che sono state:

La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo al 10%.

Il passo successivo è stato sostenere che la crisi e le scelte politiche del governo tecnico ammazzano molti italiani.

A me sembra evidente che le parole sul pizzo vadano prese come una provocazione volta a scatenare proprio le reazioni che si sono avute. Grillo, come tutti noi, non può consapevolmente sostenere che la mafia non uccide, che pagare il pizzo o chiedere soldi in prestito alla malavita organizzata siano scelte da prendere in considerazione. Chiunque abbia una conoscenza minima della storia del nostro Paese è cosciente di quanto male abbia fatto la criminalità organizzata.

La giusta interpretazione delle parole di Grillo è, a mio parere, ancor più banale di quella che attualmente ha la meglio, così riassumibile: Grillo parla senza sapere niente di mafia, è impazzito, ecc. ecc. Ciò che intende il comico è, ripeto, banalissimo e può essere sintetizzato in questo modo: se lo Stato non aiuta i cittadini, se non è presente, se carica il contribuente di tasse e balzelli vari, l’unica alternativa percorribile diventa quella di rivolgersi alla mafia, di sicuro più presente sul territorio e maggiormente in grado di rappresentare, agli occhi del cittadino in difficoltà, una soluzione ai propri problemi.

Il cittadino si trova a pensare che il pizzo al 10% (percentuale tra l’altro evidentemente non corrispondente alla realtà) sia l’alternativa migliore allo Stato che richiede continui sacrifici e alle banche che non erogano denaro e, se lo fanno, richiedono tassi di interesse molto vicini a quelli dello strozzinaggio, nonostante prendano soldi dalla BCE all’1%.

La provocazione mi sembra evidente ed estremamente banale, visto che da decenni sappiamo che lo sviluppo della malavita organizzata è dovuto proprio alla sua forza sul territorio, in netto contrasto con la latitanza delle istituzioni che spinge i cittadini nelle braccia, apparentemente pronte ad un caldo abbraccio, della mafia; l’abbraccio si fa poi sempre più forte, fino a diventare strangolamento, strozzamento.

A questo discorso sulla malavita voglio brevemente collegare un’altra osservazione fatta da Grillo sulle tasse: secondo lui, anche se tutti gli italiani pagassero onestamente il dovuto, l’unico risultato sarebbe che i politici ruberebbero di più e i problemi del Paese rimarrebbero intatti. Possibilissimo, quasi sicuro.

C’è un però: una ipotetica cittadinanza onesta e trasparente non si limiterebbe a pagare le tasse dovute, ma pretenderebbe che i propri soldi venissero investiti al meglio. Avverrebbe un epocale ribaltamento tra l’attuale “evado tanto le tasse non le paga nessuno” ad un “pago le tasse  e pretendo che i miei soldi vengano gestiti come si deve!”.

L’onestà di massa porterebbe non soltanto ad una evasione fiscale inesistente, ma a debellare in modo definitivo o quasi la corruzione, che è poi la causa scatenante di tutte le ruberie. Di conseguenza se tutti pagassero le tasse le istituzioni sarebbero monitorate costantemente e lo spazio per rubare diminuirebbe fino all’annullamento.

Se Grillo sulla mafia ha voluto provocare, sulle tasse ha del tutto sbagliato strada; e ovviamente se tutti avessero sempre pagato il dovuto, oggi non saremmo nella situazione in cui i soliti noti, quelli che hanno pagato anche per chi non lo ha mai fatto, devono sobbarcarsi il peso della crisi, mentre i furbi continuano a godere delle proprie malefatte.

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