Gli italiani sono meglio dei politici?

Si fa sempre un gran parlare, io per primo, di quanto i politici stiano rovinando questo Paese, di quanto siano inetti ed incapaci. Tutto vero, ampiamente dimostrabile senza dover fare troppo sforzo, basta riportare la cronaca quotidiana. Ma bisogna anche chiedersi il perché di questa prevalenza degli inetti. In altre parole, questi sono lo specchio dell’Italia?

Ovviamente il discorso è troppo generalista per essere considerato attendibile ed esauriente, ma ci sono vari elementi nella società, nella vita quotidiana, che evidenziano come molti italiani siano come, se non peggio, quelli che li rappresentano nelle istituzioni. D’altro canto non potrebbe essere diversamente, visto che, pur senza le preferenze, siamo noi ad eleggere i nostri parlamentari, senza preoccuparci troppo della loro incapacità.

Se penso ad una giornata tipica in una qualunque città, rilevo più o meno le stesse caratteristiche e gli stessi comportamenti da parte degli italiani: sui mezzi pubblici si gioca a chi spinge di più, nel traffico si cerca di stabilire il record di strade tagliate, precedenze non date, tamponamenti sfiorati, il tutto condito da insulti e bestemmie varie.

Se hai la disgrazia di dover fare la fila da qualche parte, devi guardarti costantemente le spalle perché qualcuno tenterà di rubarti il posto, spesso con la fatidica frase: “devo chiedere soltanto una cosa!”. Poi ci sono gli impiegati che lavorano a ritmo di lumaca, ammesso che siano al loro posto, e un’operazione in banca o all’ufficio postale diventa un’odissea.

Gli esempi sono molti: datori di lavoro che non pagano o pagano male, lavoratori che tentano di lavorare il meno possibile, padroni dei cani che non puliscono mai i bisogni dei loro animali (a volte chili di cacca), fumatori che buttano le cicche a terra, non fumatori che, per par condicio, buttano a terra le gomme masticate, ecc. ecc.

Ci sono poi quelli che criticano la corruzione e l’evasione fiscale, ma si impegnano a cercare raccomandazioni, magari chiedendola al politicante di turno in cambio del voto, non chiedono le ricevute fiscali per risparmiare (il che non è neanche vero) e, quando possono, evadono in prima persona. Per tutto questo c’è una strana ed inquietante giustificazione: tanto fanno tutti così, sono costretto ad evadere altrimenti non vivo.

D’altro canto, qualcuno che cerchi di farcela con le proprie forze diventa il fesso di turno e, se è fortunato, assurge al ruolo di coglione; chi porta avanti le proprie idee è, nel migliore dei casi, un inutile idealista, nel peggiore un idiota perché la pensa diversamente. E ci si becca la domanda da un milione di euro: “che vorresti cambiare il mondo?”. No, basterebbe soltanto aprire la mente a qualcuno, fare in modo che le idee, pur se non condivise, siano sempre fonte di riflessione.

L’italiano guarda molto poco al di là del proprio naso, raramente arriva al limitare del proprio giardino. Certo è difficile dire se mediamente i cittadini siano meglio dei politici. Ma finché il proprio tornaconto sarà l’obiettivo da perseguire a tutti i costi e finché ci si turerà il naso e si andrà a votare secondo la teoria del “meno peggio” è difficile che i politici diventino migliori.

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