Tempo di resurrezione

A prescindere dalla fede personale di ognuno di noi, la Pasqua arriva a ricordarci la speranza della resurrezione, della possibilità di ricominciare, di tirare fuori il meglio da situazioni che sembrano disperate. Che si voglia interpretare la Pasqua in maniera religiosa o la si legga come un romanzo di speranza, la sostanza è che mai come oggi la speranza della resurrezione è quella che accomuna molti italiani, alle prese con una crisi che non lascia respiro e con una classe politica impegnata soltanto ad occuparsi del proprio tornaconto.

Ovviamente non sarà possibile affidarsi allo spirito santo o ad altre entità sovrannaturali per cambiare le cose; bisognerà invece che si risvegli l’interesse dei giovani per la cosa pubblica, che l’impegno per disfarsi della classe dirigente attuale sia totale, assoluto. La democrazia così come è oggi non funziona per i cittadini, costretti ad eleggere sconosciuti rappresentanti, quasi sempre inadeguati, incapaci e dal background culturale a dir poco imbarazzante. Gente che difficilmente riesce a guardare oltre il proprio giardino, che si trova in parlamento per grazia ricevuta, senza la minima idea di cosa fare per migliorare il Paese: emblematici i silenzi imbarazzati di deputati a cui viene chiesto di definire lo spread, dopo mesi in cui si è parlato soltanto di quello. Un piccolo esempio, nel mare della sconfinata ignoranza di questi individui.

Così ci troviamo a dover osservare, impotenti, i cambi di bandiera di gente come Scilipoti, ad ascoltare le uscite insensate di Calearo, che confessa apertamente di limitarsi a prendere i soldi che il suo ruolo prevede. E nessuno che spieghi su quali basi simili inetti sono stati portati di peso in parlamento. Non è dato chiedere e non è dato sapere.

Il processo di resurrezione del popolo deve cominciare oggi. Non si può più attendere. Che la Pasqua sia un nuovo inizio, senza misticismo ma con tanta volontà di cambiamento. In meglio.

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