Aung San Suu Kyi

L’elezione di Aung San Suu Kyi come deputata del parlamento birmano è un evento storico: dopo aver passato 15 anni agli arresti è riuscita non solo a tornare libera, ma anche ad ottenere la fiducia del suo popolo, segno ineludibile che le persone sanno e possono guardare oltre quello che viene raccontato loro.

Per una curiosa coincidenza l’elezione della San Suu Kyi avviene mentre in Italia assistiamo alla degenerazione continua della politica e siamo costretti ad asoltare i deliri senza senso di Calearo, che si fa beffe dei milioni di persone che in questo momento sono gravemente in difficoltà.

Mi chiedo se una vicenda come quella avvenuta in Birmania sarebbe possibile anche in Italia: riuscirebbe una donna (o un uomo) tacciata di ogni genere di nefandezza dai governanti a conquistare un posto in parlamento, a continuare la sua lotta contro il sistema corrotto? Sarebbe molto difficile: certo in Italia gli oppositori non vengono messi a tacere con la violenza, ci sono altri mezzi, ad esempio l’oscuramento mediatico. Se non si vuole che qualcuno parli, basta evitare di dargli la parola. La parabola politica di Berlusconi e dei suoi adepti, ma anche di molti dei presunti oppositori, dimostra che l’esposizione mediatica è l’arma migliore per ottenere consenso ed affossare gli oppositori.

A Berlusconi per ottenere consenso bastava dare del comunista a chiunque non la pensasse come lui, agli oppositori bastava parlare di Berlusconi senza aver la capacità di tirare fuori altri argomenti. Così mentre l’inutile siparietto si è protratto per quasi due decenni, facendo la fortuna di qualche giornalista e di molti presunti politici, chiunque tentasse di uscire da questo schema vedeva frustrate le proprie aspirazioni.

Purtroppo a far le spese di questo malfunzionamento della democrazia sono stati i giovani, quelli con più idee ma con meno mezzi, relegati al massimo a qualche spazio web. La scelta è stata, ed è ancora, quella tra accodarsi al carrozzone dei partiti e sottostare alle dinamiche di una politica incapace o tentare una via differente, destinata però a restare un vicolo cieco, che prima o poi si chiude ed ostruisce il cammino.

Oggi Aung San Suu Kyi e la sua battaglia vinta ci donano nuova speranza: dall’abisso è possibile risalire, è possibile far udire la propria voce anche quando tutto sembra ostile. Abbiamo i mezzi ed abbiamo le idee, dobbiamo soltanto formare uno zoccolo duro e solidale, non limitarci a qualche battuta e poi tornare al nostro orticello. Dobbiamo creare un movimento, condividere spazi web, promuovere la cultura, unico mezzo attraverso il quale riformare una società alla deriva. E lottare.

C’è bisogno di un Comitato di Liberazione Nazionale versione 2012: non dobbiamo lottare contro l’invasione di forze straniere ostili, ma contro politici incapaci che con le loro macchinazioni rappresentano per il paese il massimo grado di ostilità concepibile. Dobbiamo fare in modo che non sia più possibile che 10 (DIECI) italiani posseggano un patrimonio pari a quello di 3 milioni di connazionali. Non è concepibile, non è sopportabile vivere in una sorta di feudalesimo in cui tutto ciò che facciamo va a vantaggio di pochi incapaci.

C’è da risvegliare le coscienze, prendiamo esempio dalla San Suu Kyi, che speriamo possa davvero contribuire alla trasformazione del proprio paese.

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