Orgasmo perfetto

La vita da single è strana quando hai tra i trenta e quaranta anni: passi le tue giornate tra il lavoro e la ricerca di una donna, poi il fine settimana qualcuno organizza una festicciola e tra un bicchiere e l’altro cerchi di portarti a letto la bella sconosciuta di turno, sapendo benissimo che quello che ti rimarrà alla fine sarà soltanto un gran vuoto, molto più profondo di quello in cui sprofondi quotidianamente. L’ultima cosa di cui hai bisogno è accelerare la caduta, eppure non rinunci ad un bel corpo, alle provocazioni naturali di una bella donna.

Una sera come tante, a casa di uno dei tanti conoscenti, il rito del bicchiere sempre pieno e delle chiacchiere inutili stava raggiungendo il culmine; seduto su un divano Ikea, scambiavo qualche parola con la donna più provocante che avessi mai conosciuto: i lunghi capelli neri corvino, perfettamente lisci, le accarezzavano il corpo fino al fondoschiena, gli occhi di un intenso verde celavano le sue capacità amatorie dietro uno sguardo impegnativo, impossibile da sostenere senza cadere nella tentazione di accarezzare il corpo che fatica a rimanere dentro il vestitino che poco lasciava all’immaginazione, scatenando il famoso “vedo non vedo” che tanta eccitazione è capace di suscitare in noi maschietti.

Le gambe costantemente accavallate esercitavano su di me una forza di attrazione che nell’universo si trova raramente. Guardarle tutte era un lungo viaggio per gli occhi, eppure non c’era mai stanchezza nel mio sguardo, soltanto avidità e passione. In questi casi trovare argomenti di conversazione che distraggano dal costante pensiero del sesso è impresa ardua, eppure l’ormai consolidata abitudine di nascondere l’attrazione con parole di circostanza mi consentiva di chiacchierare con calma mentre il mio cervello montava un film vietatissimo ai minori.

Al quarto o quinto bicchiere avevo ormai percorso i trenta centimetri scarsi che ci separavano, ed ero ormai seduto al suo fianco, incollato con la gamba alla sua, impegnato ad accarezzare la sua anca con la mia. Questo è sempre il momento in cui hai il primo orgasmo mentale, un orgasmo talmente devastante che devi infilare una mano in tasca per controllare che non sia successo l’irreparabile; se il tuo corpo ha ceduto, devi metterti l’anima in pace, buttarti il bicchiere di vino rosso addosso, proprio in zona genitali, e dare l’addio all’ennesimo paio di pantaloni. Corri in bagno, lavi via i residui del peccato e torni dalla tua preda, maledicendo la tua distrazione o l’età che non ti consente di reggere un paio di bicchieri senza perdere le capacità motorie.

Quella volta, nonostante l’avvenenza della donna, il mio orgasmo fu soltanto mentale: lo sentii scendere dalla testa, attraversare il corpo e devastare con una esplosione la gamba che era ormai del tutto incollata alla sua. Dovette sentirlo anche lei, perché il suo sguardo sembrava dire: “ce ne hai messo di tempo a cedere…”

Ci alzammo per andare a riempire il bicchiere, poi passammo sul balcone. Mentre, rigorosamente fianco a fianco, osservavamo la città che pigra cominciava ad andare a dormire, un’altra vampata mi colse: con la coda dell’occhio ammiravo la curva del suo sedere, che avevo occasione di vedere per la prima volta. Buttai giù il vino rapidamente, quasi a soffocare l’istinto di saltarle addosso, ma non riuscii a distogliere lo sguardo da quel magnifico sedere, che si stagliava alto ed orgoglioso senza l’ausilio dei tacchi. Invidiai le punte dei suoi capelli, che lo accarezzavano mosse dalla lieve brezza di inizio estate. Ci vuol fortuna anche a nascere doppia punta!

Mi avvicinai fingendo interesse per ciò che stava dicendo, in realtà non potevo più reprimere l’istinto di appiccicare il mio corpo al suo, il contatto di bacino non era più sufficiente. Lei posò una mano sulla mia spalla, ebbi un brevissimo sussulto ed immediatamente risposi cingendole la vita, qualche centimetro appena sopra quel capolavoro di sedere. Sostenere il suo sguardo adesso era ancor più difficile, così pensai bene di distrarmi con la scollatura leggera attraverso la quale il suo seno cercava faticosamente la libertà. La strinsi tra le braccia e lei si lasciò andare definitivamente contro di me, appoggiando finalmente sul mio corpo tutta la sua statuaria bellezza. Ci baciammo rapidamente, per non essere visti dagli altri forse; se avessimo prestato maggior attenzione per quanto ci accadeva intorno, avremmo notato che ormai le situazioni erano due: c’era chi dormiva ubriaco e chi si dilettava come noi. Il problema è che quando sei perso in uno sguardo innocentemente malizioso come quello che mi aveva rapito e senti addosso un corpo che sta per esplodere in un boato di lussuria, tutto il resto sparisce.

Nel giro di pochi minuti eravamo in una camera da letto a lanciare in aria vestiti. Adagiata sul letto, le curve del suo corpo erano perfette, epiche e maestose come una sinfonia che ancora nessuno ha scritto. La baciai e la accarezzai ovunque, ripetutamente, incapace di saziare la mia lussuria, eppure non ancora pronto al sesso, quasi che temessi di violare tanta bellezza. Nonostante il desiderio crescesse fino a fare male, e sentissi tutti i miei muscoli tirare come se fossero straziati da una macchina di tortura medievale, non riuscivo ad averla. Lei mi sorrideva come se la cosa non avesse importanza, ed anche per me sembrava non averne. Ero forse innamorato di una donna conosciuta da poco? Impossibile. La lasciai un attimo da sola nel letto, andai alla finestra e vidi soltanto un gran buio, nemmeno una luce fioca a rischiarare la notte.

Tornai a letto, ed appena vidi il suo corpo illuminare la stanza buia, ebbi un’erezione istantanea. Mi gettai su di lei, le strinsi le cosce, le baciai il seno e scivolai dentro di lei. Il momento di maggior lussuria della mia vita si era appena compiuta, cercai il suo sguardo e raggelai: il suo volto stupendo era adesso un teschio sorridente, la mano ossuta accarezzava i capelli ancora perfetti.

Nonostante la paura, o meglio il terrore, avesse ormai obnubilato la mia mente, ebbi un potentissimo orgasmo; immediatamente dopo, mi sentii rilassato come mai prima di allora; lei mi fissò soddisfatta, come se avesse avuto un orgasmo simile. Mi strinse forte e mi sussurrò all’orecchio: “Capisci adesso? Siamo morti, da molto molto tempo…”

Prima che potessi risponderle la porta si aprì e i nostri amici entrarono, anch’essi scheletri eleganti ed allegri.

Troppo alcol, pensai. Cercai di convincermi che la causa di tutto quello fosse il vino, poi sentii la bocca di lei scivolare su di me, sempre più in basso. Doveva essere la prova che l’alcol mi avesse tirato un brutto scherzo. La guardai, ansioso di fissarla negli occhi mentre si prendeva cura di me. Fu allora che vidi che tra le mie gambe non c’era più niente, escluso quel teschio che mi guardava con desiderio. Era la prova definitiva, eppure non avevo più paura.

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