I volantini delle BR

L’acquisto dei volantini delle BR da parte di Dell’Utri non ha ricevuto l’attenzione che meritava, come sempre quando si tratta di parlare di cultura nel nostro paese. Per una volta il problema non è chi ha comprato i documenti, sarebbe stato lo stesso se ad acquistarli fosse stato qualunque altro privato cittadino, ma la domanda è: perché questi documenti non sono finiti in un archivio statale?

Stiamo parlando di una pagina importante della nostra storia recente, quella probabilmente più controversa e su cui ci sono ancora molti aspetti da chiarire. I volantini, il cui valore come fonte storica può anche essere minimo, rappresentano però una testimonianza tangibile di quanto avvenne e andrebbero messi a disposizione degli storici che vogliono occuparsi del periodo del terrorismo. Avrebbero ad esempio potuto far parte della rete degli archivi per non dimenticare (http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/) nata proprio con l’intento di mettere ordine nella documentazione relativa agli anni di piombo e dello stragismo.

Nessuno si è minimamente preoccupato di far notare che la memoria di uno stato appartiene ai cittadini, e quindi i relativi documenti devono essere a disposizione di tutti. Vendere i volantini ad un privato significa vendere un pezzo di storia del Paese, significa disinteressarsi alla ricostruzione delle vicende. L’Italia non ha memoria, forse su alcuni fatti non vuole averne.

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