Capitolo 2

Il Gran Consiglio

Il re Rodebert entrò nella stanza in cui usualmente si svolgeva il gran consiglio accolto da un silenzio irreale: i saggi e i sacerdoti lo fissavano curiosi mentre si accingeva a raggiungere la cattedra da cui avrebbe presieduto in consiglio insieme al comandante Rodulf, il gran sacerdote Cunibert e la giovane regina Ermengarda.

Dopo un cenno di intesa con i presenti cominciò a parlare; tutti pendevano dalle sue labbra, certi che avrebbe trovato una spiegazione a tutto quanto era accaduto. Il re sapeva che tutti si aspettavano da lui la soluzione definitiva e per la prima volta in vita sua si sentiva impotente ed inutile.

-Oggi è accaduto qualcosa che non ha precedenti e che non avremmo mai pensato potesse avvenire. Un popolo di disperati, a quanto pare composto da circa cinquecento persone, è arrivato nei pressi della città proveniente dai monti sacri. Il fatto è che queste persone non sembrano dèi, per cui è impossibile che vengano da dove sembra. Ma la parola impossibile da oggi in poi non credo di poterla usare ancora. Ho letto e studiato per tutta la vita i trattati religiosi, le cronache, tutto quanto ha a che fare con la storia della nostra città, ma non ho elementi validi per spiegare quanto è avvenuto. Vorrei che il gran sacerdote Cuniperto fornisse la sua spiegazione.-

Si voltò verso Cuniperto che scattò in piedi istantaneamente: nei suoi occhi c’era tutta la rabbia e la ferocia di chi si appresta a difendere tutto ciò che ha avuto significato nella propria vita. Iniziò a parlare con tono molto alto:

-Voglio dire prima di tutto che l’arrivo di questi disgraziati non autorizza nessuno a mettere in dubbio l’esistenza degli dèi né a distruggere in pochi minuti la nostra storia millenaria. I testi sacri ci hanno insegnato che le divinità amano mettere alla prova noi mortali, e credo che quanto accaduto oggi sia uno dei tanti modi per farlo: non solo capiranno quanto è salda la nostra fede, ma vedranno anche se siamo tanto altruisti ed umani da aiutare questi poveracci. Credo che la gente che attende al di fuori delle mura sia inviata dagli dèi stessi per misurare il nostro grado di civiltà e la nostra fede. Vogliono che li aiutiamo, forse perché è vicino il giorno in cui ci congiungeremo a loro, il giorno in cui noi stessi diventeremo delle divinità, come è stato predetto.-

Cunipert fissò severamente tutti i presenti, apparentemente convinto della bontà della sua teoria. I sacerdoti lo guardavano con deferenza, conquistati dalle sue parole: se lui era la massima autorità religiosa doveva esserci una ragione. I saggi sembravano più perplessi, ma nessuno osava sfidare la teoria del gran sacerdote che tornò a sedere, visibilmente soddisfatto di quanto aveva visto. La sua gratificazione durò lo spazio di qualche secondo, interrotta dalle parole della regina Ermengarda, che senza alzarsi disse con voce sottile:

-Sono ben strani questi dèi: soltanto cinque anni fa chiedevano che sacrificassimo i nostri migliori uomini per sconfiggere le orde barbare provenienti dalle pianure dell’Est, chiedevano che i nostri soldati sterminassero gli invasori senza pietà ed oggi pretendono da noi la più grande magnanimità. E se questa gente fosse inviata da qualche popolo nemico che vuole distrarci, costringerci a razionalizzare il cibo e ad indebolire le nostre difese per poi attaccarci di sorpresa? Se questi nemici venissero davvero dall’altro versante dei monti? Se non fosse lì che si trovano gli dèi e se loro non avessero niente a che fare con questa storia?-

Al breve, gelido silenzio che seguì le parole della giovane sovrana si sostituì il mormorio inquieto e scandalizzato dei sacerdoti e dei saggi. Nessuno però osò proferire parola, perfino Cunipert, visibilmente voglioso di replicare, attese in silenzio che il re prendesse la parola: soltanto lui poteva rispondere alla giovane moglie in quella situazione. E Rodebert non attese a lungo:

-La mia giovane moglie si esprime forse in maniera troppo irruenta ed istintiva, e non è questo il momento di discutere dell’esistenza o meno delle nostre divinità…-

Il brusio dei presenti riprese. Il comandante Rodulf si alzò per intimar loro di fare silenzio, ma venne anticipato da Cunipert:

-Mio re, le vostre parole non sono degne del vostro ruolo di sovrano; noi tutti sappiamo perché la regina parla così: la cattiva influenza del mendicante ha finalmente dato i suoi frutti!-

Il volto del re fu pervaso da una contrazione rabbiosa, e stavolta il comandante non rimase in silenzio:

-Gran Sacerdote, la vostra saggezza è tale per cui le vostre parole devono essere dettate dalla grande tensione cui siamo sottoposti al momento, altrimenti non osereste mettere in dubbio la fede della regina e il ruolo del re. Mettiamo da parte le controversie e passiamo al punto: se non abbiamo idee precise sulle origini di questo popolo, e mi sembra che nessuno le abbia, dobbiamo decidere come comportarci nei prossimi giorni. Il nostro compito è gestire l’emergenza e rassicurare il nostro popolo.-

La sicurezza e la decisione delle parole del comandante riportarono immediatamente la calma; certo la questione sarebbe stata ripresa in futuro, ma in quel momento nessuno osò tornare sull’argomento.

Il re riprese la parola:

-Ritengo necessario fornire supporto ed ospitalità a questa gente, evitando tuttavia di accoglierli entro le mura e sorvegliandoli strettamente. Nel frattempo cercheremo di comunicare con loro, ci sarà pure un modo per farlo. Manderò anche dei messaggeri in giro per scoprire se da qualche parte nei quattro regni qualcuno possa aiutarci. Una volta scoperto chi sono e da dove vengono, prenderemo una decisione definitiva.-

Le parole del re convinsero i presenti. Ma Cunipert ritenne necessario fare una precisazione:

-Dobbiamo risolvere un problema: la nostra gente continuerà a chiedere notizie sulla provenienza di questi disgraziati, e dovremo dar loro una risposta, che sia soprattutto in linea con la nostra fede e con la nostra cultura. E l’unica risposta possibile è che siano stati inviati dagli dèi per metterci alla prova…-

La regina fece un enorme sforzo per evitare di controbattere ancora. Il comandante ed il re si guardarono perplessi, ma sapevano che il popolo avrebbe voluto sapere. Ma si poteva affermare che gli stranieri affamati e stanchi fossero una prova inviata dagli dèi e poi tenerli fuori dalle mura? Senza contare che le obiezioni della regina non erano del tutto fuori luogo. Nonostante tutto bisognava concordare una versione ufficiale, per evitare che il panico si diffondesse, e al momento nessuno era in grado di offrirne una migliore.

Il re si alzò per comunicare la propria decisione, quando un soldato irruppe nella stanza, affannato e sconvolto. Il comandate gli si fece incontro, consapevole che se aveva osato interrompere il gran consiglio qualcosa di grave doveva essere successo.

Con la voce spezzata dalla fatica il soldato raccontò cosa era successo:

-Comandante arrivano altri profughi, una massa enorme questa volta. Da una prima valutazione sono almeno cinquemila. Li abbiamo fermati al limitare della radura, sarà meglio che lei e il re veniate a vedere.-

Rodulf annuì; avrebbe voluto chiedere al soldato se avessero scoperto da dove venivano, ma era evidente che nessuno lo avesse fatto. Corse verso il re e cercò di parlargli in privato, ma il sovrano indicando tutti i presenti gli fece capire che doveva fare il suo annuncio pubblicamente.

-Sono appena stato informato che altri disgraziati sono in attesa di essere aiutati. Stavolta si tratta di circa cinquemila persone.-

Rodebert scattò verso l’esterno, seguito dal gran sacerdote e dal comandante. Anche Ermengarda si accinse ad andare con loro, ma il re la afferrò delicatamente per il braccio e le sussurrò:

-Sarà meglio che voi attendiate nella stanza reale, potrebbe essere pericoloso. E poi dovremo parlare del mendicante…-

La regina annuì, e mentre le alte cariche si avviavano verso la radura, tornò mestamente nella stanza reale.

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